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19/11/2016 Podisti da Marte
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25 agosto 2013

La giornata mondiale senz’auto è #biciperlavita

Ripropongo la notizia inserita da Paolo Pinzuti su Bikeitalia.it

Ad oggi sono 89 le organizzazioni che il 22 settembre 2013 parteciperanno a Bicis por la Vida: in 89 diverse città del mondo, in occasione della giornata mondiale senz’auto, i cittadini si riapproprieranno simbolicamente delle strade per mettere in scena la propria idea di città.
Armati di pennello, vernice e stencil (scaricabili direttamente da qui) immagineranno e rappresenteranno strade differenti, a misura di uomo e di bambino e non più ostaggio di automobili rapaci alla disperata ricerca di un parcheggio.
Il coloratissimo progetto è nato in Colombia ad opera del movimento cittadino Ciudad Verde ed è stato insignito del Visionary Award in occasione dell’ultima edizione di Velo-city a Vienna. Ad oggi l’iniziativa si è diffusa in tutto il subcontinente sud americano, ma anche in Messico, Kenia, Tanzania e Spagna. Al momento in Italia, l’unica città che partecipa a Bicis Por la vida è Genova.
Per partecipare occorre:
1. Identificare organizzazioni cittadine che possano e vogliano partecipare al movimento.
2. Contattarli e proporre loro di lavorare insieme
3. Comunicare qui l’adesione all’iniziativa per essere inseriti sulla mappa
4. Definire che tipo di linea di vita si dipingerà nella vostra città oppure quale attività creativa si svolgerà
5. Definire i punto di incontro per l’inizio dell’evento
6. Avvisare le autorità competenti
7. Diffondere l’iniziativa usando l’hashtag #biciperlavita
8. Scaricare il poster ufficiale modificabile
9. Realizzare una bandiera con il logo di #biciperlavita e il nome della città per fare una foto durante l’evento
10. Convocare i media per spiegare loro cosa sta avvenendo.

Gli amici di #salvaiciclisti e Rete per la Mobilità Nuova potrebbero per esempio cogliere l’occasione per spiegare visivamente al proprio sindaco  cosa hanno in mente.

13 maggio 2013

La libreria parte in volata e vince!

In questo periodo di crisi Ediciclo ha pensato di tirare una volata alle librerie e ai lettori con un contest simpatico che ti regala un libro solo partecipando e aiuta le librerie a pedalare ancora più veloci. Partecipate in massa!

LA LIBRERIA VA A PEDALI
Un contest divertente per aggiudicarsi un libro a pedali in quattro passi:
1. Vai dal tuo libraio di fiducia
2. Scattagli una foto in libreria con un libro Ediciclo in mano
3. Inviacela con i tuoi dati (nome, cognome, indirizzo valido per spedizioni, mail, telefono, profilo Facebook) e quelli della libreria (nome della libreria, città dove risiede, eventuale sito internet) insieme a un brevissimo commento sul negozio e al titolo del libro Ediciclo che vorresti all’indirizzo: libro@ediciclo.it
4. Vinci automaticamente il libro Ediciclo che hai indicato che ti verrà spedito gratuitamente a casa tramite posta.

N.B. Se il libraio è inoltre fotografato di fronte alla sua libreria in sella a una bicicletta, allora si aggiudica (il libraio, non tu) una copia di Cycle! la bookzine a pedali targata Ediciclo.
Per ulteriori informazioni scrivi un e-mail a ufficio.stampa@ediciclo.it o telefona al numero 0421.74475 interno 2.
Il gioco scade a fine maggio 2013. Non si può partecipare più di volta.

21 marzo 2013

Arriva la Mobilità Nuova, manifestazione il 4 maggio 2013 a Milano

Pedali, Pedoni e Pendolari uniti per la prima Critical Mass a piedi della storia.

Sarà il 4 maggio a Milano la manifestazione indetta dalla rete per la Mobilità Nuova, un’alleanza di cittadini e associazioni che chiedono che le politiche di trasporto mettano al centro i bisogni delle persone e non più soltanto il diritto all’uso dell’automobile privata.Obiettivo della manifestazione: indicare “ l’esigenza di rivedere la destinazione delle risorse economiche pubbliche sul sistema trasporti, al momento distribuite senza tenere conto delle reali esigenze di chi si sposta in Italia”.Mentre il 97,2% della popolazione italiana si sposta al’interno delle aree urbane e per brevi tragitti, lo stato destina il 75% delle risorse pubbliche al soddisfacimento della domanda di mobilità del 2,8% delle persone e delle merci (è questa la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 km) [fonte Legambiente].
Promotori della manifestazione e della Rete per la Mobilità Nuova sono blogger e attivisti della campagna/movimento #salvaiciclisti che lo scorso 28 aprile convocarono ai Fori Imperiali 50 mila persone, dando vita ad una bicifestazione in contemporanea con Parigi, Londra ed Edimburgo. Anche quest’anno si seguirà lo stesso schema già adottato dalla campagna #salvaiciclisti: un’intensa attività di evangelizzazione attraverso Twitter (hashtag di riferimento #mobilitanuova) e Facebook.“La forte esperienza di coinvolgimento civico che l’esperienza #salvaiciclisti è riuscita a risvegliare, e la parallela totale assenza del tema della mobilità nella campagna elettorale appena trascorsa hanno dimostrato l’esigenza di tornare in piazza per dimostrare che le politiche dei trasporti non sono degli aspetti secondari nella gestione della cosa pubblica”, fanno sapere i promotori.Il corteo del 4 maggio prenderà il via dopo un concentramento in Piazza duca d’Aosta di fronte alla Stazione Centrale a Milano, un luogo estremamente simbolico ed evocativo, per poi altrettanto simbolicamente riprendersi le strade della città attraverso una “critical mass” a piedi. La rievocazione del concetto di massa critica, cara ai movimenti del ciclismo urbano, non è casuale: i cittadini che in Italia si spostano utilizzando le proprie gambe, i mezzi pubblici o la bicicletta sono una maggioranza non consapevole di esserlo. Solamente se queste categorie riusciranno a creare una massa critica, dimostrando consapevolezza di sé, potranno riuscire a modificare l’attuale, obsoleto sistema di trasporti.

LA MOBILITÀ NUOVA
“La Mobilità Nuova – si legge nel manifesto presente sul sito – è un paradigma di gestione dei flussi che ridefinisce i criteri di efficienza e le priorità, assegnando un peso maggiore a indicatori come la sicurezza, la salute delle persone, la vivibilità delle strade, l’equità sociale, la salvaguardia del territorio”. E ancora: “La Mobilità Nuova sostituisce un sistema caotico, casuale e diseconomico, quello autocentrico, con uno ad alta intermodalità in grado di generare un considerevole risparmio sia per i singolo cittadino che per la comunità. Spostamenti rapidi e coordinati, una minore incidentalità e una migliore qualità della vita hanno ricadute positive a ogni livello, dall’economia familiare fino alla spesa pubblica”. Che il momento sia maturo per un forte cambiamento modale è rivelato anche dalla costante picchiata delle vendite di automobili, ormai stabilmente intorno al -20% in Europa: secondo i promotori della Rete “non si tratta solo di crisi economica ma anche di crisi affettiva e di senso: è ormai evidente che l’auto privata non sia più l’aiuto che fu negli anni ‘60 del secolo scorso, e si è trasformata in un problema occupazionale e sociale”.

LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE
A partire dal giorno successivo alla manifestazione del 4 maggio, obiettivo della Rete per la Mobilità Nuova sarà la raccolta di un milione di firme per modificare l’allocazione delle risorse pubbliche destinate alla mobilità attraverso una legge di iniziativa popolare.

Per contatti e informazioni:
Alberto Fiorillo: tel. 349.4597846

21 dicembre 2012

Salviamo chi #salvaicic​listi

Come sapete #salvaiciclisti ha sempre potuto contare su una sponda importante all’interno del parlamento italiano: sto parlando di Francesco Ferrante che nel 2008 è stato eletto tra le fila del PD. Lui ci ha ricevuto nel suo ufficio dopo appena una settimana dal lancio dell’iniziativa e insieme a noi ha steso il disegno di legge “salvaciclisti”. Ferrante è stato il primo promotore degli Stati Generali della bicicletta che hanno portato alla stesura del Libro Rosso della Ciclabilità e della Mobilità Nuova a cui ha contribuito attivamente. Con lui abbiamo effettuato le rilevazioni per la velocità ai fori imperiali e ha partecipato a molte delle nostre iniziative .
Sembra che Ferrante non sarà candidato alle prossime elezioni perché alle primarie ha sostenuto il candidato sbagliato (Renzi) ed è stato escluso dai giochi.
Insieme a lui saranno esclusi anche Roberto Della Seta che più di chiunque altro si è impegnato per denunciare gli orrori dell’ILVA di Taranto e Ermete Realacci, da sempre in prima fila (tra l’altro) per la lotta all’abusivismo edilizio.
Senza di loro, il parlamento verrà privato di una parte di coloro che da sempre si impegnano per la tutela del territorio e dell’ambiente.
Ieri ho lanciato una petizione per chiedere a Bersani, segretario del Partito Democratico, di non rinunciare alla propria (minuscola) componente ambientalista.
Vi chiedo di firmarla e di invitare i vostri contatti a fare lo stesso, possibilmente utilizzando i vostri blog/siti.
Alle prossime elezioni io non so se voterò per il PD o per qualche altro partito e non sto chiedendo neppure a voi di votare in una direzione o nell'altra, però in ogni caso vorrei che in Parlamento fossero presenti il maggior numero possibile di persone oneste e capaci di votare per il bene per l’Italia. Però di mascalzoni, truffatori e poltronisti ne ho sinceramente piene le palle. Se Ferrante fosse nuovamente presente in parlamento durante la prossima legislatura ci risparmieremmo la fatica di ripartire da zero per trovare un'altra volta la sponda giusta.
Questo il link alla petizione:

Vi ringrazio per la vostra attenzione, mi scuso per il disturbo e vi auguro buon Natale e felice anno nuovo


Di seguito potete trovare un po' di materiale che potrebbe esservi di ispirazione:

6 luglio 2012

La maglia tecnica della South Garda Road

da sx Luca Bondioli,Silvia Razzi e Marco Varini
La granfondo ciclistica si sta mostrando sempre di più un eccezionale veicolo di promozione per il territorio e aziende del basso Garda,  l'associazione Adici il marchio Fisicall e la fibra Dryarn sono in prima fila. Presente all'appuntamento, ad evidenziare il legame tra sviluppo commerciale e territorio l’Assessore al Turismo ed alla Cultura della Provincia di Brescia Silvia Razzi, da tempo impegnata in prima persona nella valorizzazione del cicloturismo mettendo mano concretamente ad ogni progetto che le viene proposto , anche in questo caso di fronte alla maglia firmata Adici e Fisicall è stata la prima ad indossarla e provarne le qualità tecniche.
Il compito di illustrare il capo tecnico che sarà dato agli iscritti alla South Garda Road spetta a Marco Varini, titolare del marchio Fisicall: “Non si tratta di una normale maglia tecnica: il tessuto impiegato è composto non dal 10, non dal 30, nemmeno dal 40, ma dal 90% dell’innovativa fibra Dryarn. Quello che daremo agli iscritti alla South Garda Road è un prodotto che definire di prestigio è riduttivo. In tante manifestazioni viene inserito un capo tecnico, qualche volta un prototipo che permette a chi lo produce di testarlo sui futuri utilizzatori, ma qui si tratta di un prodotto assolutamente unico, che mai nessuno troverà nei negozi o in azienda”. Un capo il cui valore va ben aldilà del costo dell’iscrizione, e che risulta impossibile trovare in altri eventi, considerata l’elevatissima qualità e quantità della fibra Dryarn impiegata.

17 giugno 2012

E se togliessimo il pavè da Milano?

Riposto un bell'articolo di Paolo Foschini giornalista del Corriere della Sera pubblicato nel blog "Milanesi" il 16 giugno 2012 - ogni diritto è dell'autore e della testata.

La questione, almeno tra la maggior parte dei ciclisti, ormai si sta trasformando da dibattito in parola d’ordine e forse è ora che qualcuno lo dica: facciamola finita col pavé. Basta. Basta con la menata del valore storico, dell’identità urbanistica, del fascino della vecchia Milano. Tutte cose belle, se corrispondessero alla realtà: che invece è, quasi ovunque, un patchwork di lastroni sconnessi che come li metti a posto si spostano, scivolosi da bagnati e traballanti anche da asciutti, impossibili da mantenere, spesso in contesti che ormai non li meritano, pericolosi per tutti. Basta.
Dice, appunto: ma è la vecchia Milano. Ah sì? Allora vediamola, questa vecchia Milano. Vogliamo metterci tipo corso Magenta, via Torino, Foro Bonaparte, eccetera? D’accordo: ma se sono così storicamente importanti – e lo sarebbero – allora perché uno deve vedere un vigile piantato come un palo per due giorni a presidiare un pezzo micidiale di granito sconnesso, che nessuno sistema? E comunque, lasciamo pur perdere queste luminose eccezioni filologiche: ma quante decine di strade e incroci milanesi, con buona pace del tanto invocato valore storico, già oggi sono semplicemente un’alternanza insensata di asfalto e lastroni? Pezzi di via Farini e via Moscova, attraversamenti di Corso Sempione, strisce di via Palestro… è un censimento infinito, che ogni ciclista conosce e maledice. Fate via Ludovico il Moro, via Ripamonti, corso Lodi… valore storico? E perché allora non le vietiamo del tutto alle auto? Dice: però via Solferino è così bella col pavé… ah, perché sono belli e filologici i panettoni antisosta che ci stanno sopra? Per non parlare delle scemenze addirittura deliberate come il pezzo di pista ciclabile che hanno fatto in via San Marco: cioè, decidi di fare una ciclabile e la pavimenti coi sanpietrini? Ma la fai per le bici o per metterla su un dépliant?
(Ah, poi ovviamente ci sarebbe da parlare dei chilometri di rotaie del tram “cieche”, lasciate lì apposta per nessun altro motivo che invitare alla bestemmia chi ci scivola: ma questa è talmente assurda che meriterebbe da sola un post a parte).
Insomma il punto è: o una cosa è importante, e allora ci si investe tutto il possibile per non farla andare in malora; oppure è solo un’abitudine, si prende atto che mantenerla costa troppo, che così com’è non va più bene, e allora si cambia. Senza chiamare totem ciò che non lo è: anche i Navigli in centro erano bellissimi eppure li hanno coperti, col molto del marmo della Roma antica hanno costruito la Roma barocca. E tra l’altro forse, volendo, se tutto il granito del pavé milanese si vendesse all’edilizia ci si guadagnerebbe pure qualcosa. Salvando persino qualche pezzo di montagna qua e là.
Se poi non è d’accordo nessuno, come non detto e amici come prima.

14 giugno 2012

Comunicato Salva i ciclisti

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Prof. Mario Monti,

Abbiamo molto apprezzato la nota con cui Lei il 14 maggio scorso ha dato sostegno alle istanze della campagna #salvaiciclisti sottolineando i vantaggi economici derivanti dall’uso della bicicletta in ambito urbano e definendo la bicicletta come “mezzo di trasporto “intelligente”, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale, sia a livello economico, dato che riduce sensibilmente i costi legati alla mobilità urbana, sia, aspetto non meno rilevante, per la salute degli individui.”
Infatti, in questo periodo di crisi economica, per ridurre i costi derivanti dalla mobilità, molte persone fanno sempre più ricorso all’uso della bici, anche per andare al lavoro.
Purtroppo nel nostro Paese coloro che decidono di utilizzare la bici per recarsi al lavoro, si trovano a confrontarsi con una legislazione che, non solo non incentiva, ma addirittura penalizza chi utilizza questo mezzo di trasporto. In Italia, in caso di sinistro durante il percorso casa-lavoro effettuato in bicicletta, l’INAIL riconosce al lavoratore lo status di “infortunio in itinere” “purché avvenga su piste ciclabili o su strade protette; in caso contrario, quando ci si immette in strade aperte al traffico bisognerà verificare se l`utilizzo era davvero necessario” [nota INAIL].
Mentre nel resto d’Europa l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro è sistematicamente incentivato e promosso, in Italia il lavoratore che decide di spostarsi senza inquinare e senza creare traffico, non solo non riceve alcun incentivo, ma deve farlo a proprio rischio e pericolo e senza tutele.
Allo scopo di mettere fine a questo anacronismo è in corso una campagna promossa dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB) che chiede la modifica dell’art. 12 del D.Lgs. 38/2000 e di aggiungere al testo attuale la frase: “L’uso della bicicletta è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico”, esattamente come previsto per il lavoratore che si reca al lavoro a piedi.
La proposta della FIAB ha già raccolto oltre diecimila firme e ricevuto parere favorevole da parte di ben tre Regioni, tre Province e sedici Comuni tra cui Milano, Bologna e Venezia che ravvisano grande imbarazzo nel chiedere ai concittadini e ai propri dipendenti di usare la bicicletta senza poter garantire nel contempo adeguate tutele.
Con la presente chiediamo a Lei, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e ai Presidenti di Camera e Senato di voler intervenire al più presto per porre fine a questa discriminazione che non ha eguali in Europa e di accogliere questa proposta di modifica legislativa.
Per ulteriori informazioni sul tema dell’infortunio in itinere per il pendolare in bicicletta, Le segnaliamo il sito internet http://www.bici-initinere.info/ che è stato predisposto allo scopo di diffondere consapevolezza rispetto a questa campagna.
Confidando in una sua pronta risposta e auspicandoci condivisione nel merito, cogliamo l’occasione per salutarla cordialmente.

2 marzo 2012

Consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta

Comunicato stampa del Comune di Milano

Milano, 24 febbraio 2012

Più attenzione verso le biciclette significa anche più sanzioni agli automobilisti in sosta sulle piste ciclabili. Il risultato del lavoro di monitoraggio continuo fatto dal Comune di Milano negli ultimi sei mesi è un significativo incremento delle multe: + 613,3%.
Nel periodo agosto 2011-gennaio 2012 l’operazione sicurezza per i ciclisti totalizza 2.682 multe alle auto in sosta sulle piste ciclabili della città. Negli stessi mesi ma un anno prima le multe erano state soltanto 376. Altrettanto significativo il confronto su tre anni nel solo mese di gennaio: 40 sanzioni nel 2010, 64 nel 2011, 543 nel 2012. Il messaggio di questa Amministrazione per gli automobilisti è chiaro: le piste ciclabili appartengono alle due ruote.
“Stiamo lavorando per restituire una Milano più vivibile anche ai ciclisti. Dopo Area C, che sta riducendo il traffico delle automobili a favore di pedoni, ciclisti e mezzi pubblici, ci occupiamo di piste e percorsi ciclabili, zone 30, investimenti su bike sharing e rastrelliere di nuova generazione. Ma è necessario che a queste azioni dell’Amministrazione si accompagni una generale maggiore attenzione per chi va in bicicletta: per questo vogliamo che le piste ciclabili siano rispettate da tutti”, dichiara l’assessore alla Mobilità, Ambiente, Arredo urbano e Verde Pierfrancesco Maran, in occasione della presentazione dell’e-book ‘Consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta’, in programma oggi nel Cortile d’onore di Palazzo Marino eccezionalmente aperto alle biciclette.
“La sicurezza del ciclista non comporta solo diritti. È necessario lavorare anche sulla percezione di chi, talvolta, dimentica di essere seduto sulla sella di un mezzo potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri. Da qui l’idea del manuale, per restituire alla bicicletta la dignità che merita in quanto veicolo”, conclude Maran.
“Riassumerei quattro regole fondamentali per i ciclisti: farsi vedere, farsi sentire, conoscere e rispettare le norme, essere prudenti. Il manuale del Comune non vuole suscitare paura, ma creare attenzione e riaprire un dialogo virtuoso tra Amministrazione e ciclisti che si era interrotto ormai da troppo tempo”, è il commento di Eugenio Galli, Presidente di Fiab Ciclobby che ha collaborato alla stesura dell’e-book.
L’e-book “Consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta”, redatto in collaborazione con il Consiglio comunale e Fiab Ciclobby, grazie alla disponibilità del Comune di Reggio Emilia, è scaricabile a questo link

8 febbraio 2012

Salviamo i ciclisti!!

Gentili direttori del Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, il Sole 24 Ore, Tuttosport, La Nazione, Il Mattino, Il Gazzettino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale, Il Secolo XIX, Il Fatto quotidiano, Il Tirreno, Il giornale di Sicilia, Libero, La Sicilia, Avvenire.
La scorsa settimana il Times di Londra ha lanciato una campagna a sostegno delle sicurezza dei ciclisti che sta riscuotendo un notevole successo (oltre 20.000 adesioni in soli 5 giorni).
In Gran Bretagna hanno deciso di correre ai ripari e di chiedere un impegno alla politica per far fronte agli oltre 1.275 ciclisti uccisi sulle strade britanniche negli ultimi 10 anni. In 10 anni in Italia sono state 2.556 le vittime su due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito.

Questa è una cifra vergognosa per un paese che più di ogni altro ha storicamente dato allo sviluppo della bicicletta e del ciclismo ed è per questo motivo che chiediamo che anche in Italia vengano adottati gli 8 punti del manifesto del Times:
1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.
3. Dovrà essere condotta un'indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
4. Il 2% del budget dell'ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.
5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato da Barclays
8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

Cari direttori, il manifesto del Times è stato dettato dal buon senso e da una forte dose di senso civico. È proprio perché queste tematiche non hanno colore politico che chiediamo un contributo da tutti voi affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.
Vi chiediamo di essere promotori di quel cambiamento di cui il paese ha bisogno e di aiutarci a salvare molte vite umane.
Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questa lettera attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l'hashtag #salvaiciclisti e, ovviamente, inviandola via mail ai principali quotidiani italiani.