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19/11/2016 Podisti da Marte
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3 luglio 2016

TropTest New Balance Fresh Foam Vongo


Premiate da Runner’s World come “Best Debut”, ho avuto la possibilità di vedere da vicino e testare brevemente le nuove Fresh Foam Vongo di New Balance ed ecco un veloce resoconto della prova su strada.
Le nuove Fresh Foam Vongo sono il primo modello stabile Fresh Foam della casa statunitense. A differenza dei modelli 870 o 860, che utilizzano un post mediale per aumentare la stabilità, la Vongo ne è priva del post. L'intersuola è invece più alta sul lato dell'arco plantare e imbottita con schiuma per fornire una stabilità supplementare senza compromettere la fluidità della rullata. L’approccio utilizzato da New Balance nella Fresh Foam Vongo mi ricorda quanto proposto da adidas con le Ultra Boost ST; in quel caso la schiuma Boost dona maggiore stabilità alla ST proprio sotto l'arco plantare (anche se ha una piccola aggiunta esterna in materiale plastico più rigido).
Appena tolte dalla scatola sono rimasto notevolmente colpito dalla leggerezza della scarpa, nonostante anche alla vista l’intersuola sia voluminosa. Per quanto riguarda la tomaia, la maglia in mesh è leggera e traspirante e completata da sovrapposizioni termosaldate e da una conchiglia che abbraccia il tallone rendendolo più stabile e sicuro. Sotto il profilo puramente estetico non posso fare a meno di notare i notevoli cambiamenti in meglio fatti dal team di designer di New Balance recentemente, iniziati coi modelli 1080, Zante, 880 e in ultimo proprio con le Vongo e la linea Fresh Foam in generale. Il design è molto moderno e aggressivo, con combinazioni di colori attraenti senza diventare “caciaroni”.
L’intersuola è costruita da una mescola di gomma soffiata divisa in due parti da una profonda scanalatura nella suola che si estende dal tallone fino al metatarso. A mio avviso la linea nella suola della Vongo credo sia stata pensata per fornire un tocco di maggiore stabilità e facilitare la transizione della rullata.
La linguetta è sufficientemente imbottita e il sistema di allacciatura è del tipo tradizionale. Una volta indossate, le Vongo danno immediatamente una sensazione di stabilità, in particolare nella parte anteriore, pur rimanendo molto ammortizzate. Nel tallone, invece, l’ammortizzazione sembra più morbida rispetto all’avampiede, favorendo quindi i corridori che hanno un contatto iniziale col terreno sul tallone.
Il test è durato solo un’ora circa, correndo in totale per una dozzina di chilometri prevalentemente su asfalto con qualche deviazione su erba soffice. Così come avvenuto quando acquistai a scatola chiusa le 1500v2, anche in questo caso devo ammettere che è stato amore a prima vista, anzi a prima calzata. L’ammortizzazione è davvero ottimale (resta da capire quanto sia la reale durata della schiuma utilizzata) e la sensazione di stabilità davvero importante ma non invasiva. Rispetto alle Brooks Transcend, che utilizzano un concetto simile per la correzione della pronazione, qui la sensazione è di avere meno morbidezza, col piede che non affonda completamente nella soletta, ma resta comunque sufficientemente morbido e quasi coccolato dalla suola. Rispetto alle 1500v2 la Vongo è un modello meno esasperato, da distanze medio-lunghe e prevalentemente in allenamento, ma che può dare soddisfazioni anche in gara.

30 novembre 2014

TropTest: Mizuno Wave Paradox

Prime impressioni: La prima impressione che si ottiene da questa scarpa è quanto è leggera. Come leggero pronatore e visto il mio peso intorno ai 70 Kg. Utilizzo delle scarpe A4 e queste Paradox sono molto più simili alle A3 che alle altre A4 provate. Con un’eccezione: le Mizuno Wave Inspire 10 con le quali, infatti, condividono diversi accorgimenti e tecnologie.
Vediamo in dettaglio le singole parti della scarpa.
Suola e intersuola: la suola delle Paradox è formata da 2 componenti unici, segni distintivi della tecnologia Wave di Mizuno. L'intersuola wave in plastica è stata progettata per un’ottimale distribuzione dell'impatto del piede. Ogni pattino ha una forma ad onda diversa per coincidere con le esigenze del corridore; in questo caso, il supporto wave è più spesso e più basso al fondo della scarpa proprio sotto l'arco plantare per favorire un impatto del mesopiede più economico. La piastra wave è unita a sandwich in due lastre in gomma, quella nel tallone fornisce una piattaforma di atterraggio imbottita che aiuta a spingere in avanti durante la corsa. L'intersuola realizzata nel nuovo materiale proprietario Mizuno “U4ic” è morbida e molto più leggera rispetto alle precedenti intersuole della categoria supporto realizzate in EVA (secondo alcune stime fino al 30%).
modello uomo in giallo/blu
La parte superiore è composta da due materiali stratificati molto sottili: il primo a rete interna in mesh, il secondo è un sottile film plastico che fornisce anche un certo grado di impermeabilizzazione.
La scarpa calza molto aderente al piede, pur lasciando sufficiente spazio per il collo del piede, fattore questo che nel mio caso (collo alto e piede di larghezza normale) rende oltremodo confortevole la Paradox. La suola è scolpita, con un evidente “buco” nel tallone che ha l’unico piccolo difetto di raccogliere qualche sasso o fango se si corre su sterrato anche compatto.
L’estetica è al topo, come sempre nelle creazioni della casa nipponica; in particolare in questo modello ho scelto la variante giallo/blu con intersuola bianca che abbinata alle mie Shwings giallo fluo mi appagano tantissimo anche allo specchio :-)
Conclusioni: sarà difficile trovare un'altra scarpa della categoria A4 sul mercato più leggera e altrettanto stabile. Inoltre è molto resistente e confortevole e Mizuno è riuscita a eliminare quella sensazione goffa di pesantezza spesso associata alle scarpe in questa categoria.

Personalmente la consiglio a quanti vogliono provare ad eliminare qualche grammo dale loro scarpe, facendo attenzione alla calzata che è, come scritto prima, abbastanza aderente (quindi potrebbe essere necessario acquistare mezzo numero pin più rispetto al solito).

particolare del Wave inserito nell'intersuola U4ic

particolare della suola


26 ottobre 2014

Trop Test Kalenji Run Light

il nostro gruppetto al Parco Sempione
Il Trop Test di oggi è un accessorio running davvero utile per quanti, come me, corrono spesso la mattina presto o la sera dopo il lavoro. Da un anno circa sul mercato è arrivata infatti la Run Light di Kalenji, disponibile presso tutti i negozi Decathlon. La casa transalpina ha dato la possibilità a chiunque volesse di provare sul campo la Run Light e il vostro TropRunner ha immediatamente aderito all’iniziativa con entusiasmo.
Ritrovo all’ora dell’ape (per il milanese imbruttito) presso il negozio di Largo Cairoli a Milano (ma lo stesso test si può effettuare in quasi tutti gli store del gruppo). Non sapevo se avrei trovato tante persone o poche, invece un bel gruppo di circa 30 runner ha sfidato il primo fresco e gli angoli bui del Parco Sempione per testare il prodotto.
Ma cos’è RunLight? Si tratta di una luce dalla potenza massima di 250 lumen da indossare attorno al busto; è provvista un led frontale bianco e di uno posteriore rosso. L’allacciatura abbraccia il busto e scorre sopra una spalla con piena possibilità di regolazione in ogni senso. Seguiti passo passo da tre addetti Decathlon iniziamo a corricchiare nel classico anello intorno al Castello Sforzesco (di sera e illuminato ad arte è un vero spettacolo per gli occhi!) e in men che non si dica il nostro eterogeneo gruppo percorre circa 5km a passo medio.

Rispetto alle frontali è indubbio il miglioramento soprattutto per quanto riguarda la sicurezza attiva (cioè chi corre ci vede meglio) e passiva (siamo visibili anche dietro e da chi ci incrocia), ma soprattutto dal punto di vista della comodità. Personalmente sudo parecchio anche con temperature basse e la frontale non aiuta, con la Run Light, invece, sono davvero a mio agio e dopo poco non mi sembra neanche di indossarla.
Unico piccolo neo il surriscaldamento dell’unità posteriore, assolutamente non eccessivo, ma che unito al calore generato dalla schiena dopo la mezz’ora circa di corsa ha dato un minimo fastidio. Ulteriore plus è il movimento ridotto rispetto ad una frontale, visto che normalmente si muove meno il busto rispetto alla testa e la profondità davvero ottima del fascio anteriore che permette davvero di vedere molto bene la strada davanti a sé; alla massima potenza consente di illuminare fino a 20 metri per un ampiezza di circa 5 metri. È possibile regolare l’intensità del fascio su tre livelli di 90-180-250 lumen, con conseguente diversa autonomia rispettivamente di 5-3-2 ore.
La ricarica avviene tramite presa USB (evviva niente più batterie!!!) con una prima ricarica di circa 5 ore, poi la casa suggerisce di fare almeno un ciclo di ricarica ogni 6 mesi; la batteria è garantita per un ciclo di vita di 500 ricariche.
Il prezzo di vendita è di €39,95 ed è disponibile in tutti gli store Decathlon o sul sito (con possibilità anche di ritiro in negozio).


19 settembre 2014

TropTest: TOMTOM Cardio

display durante allenamento
“Mamma guarda, senza fascia!” così potranno dire i runner che utilizzeranno il nuovo orologioGPS di TomTom. La caratteristica principale dei due nuovi modelli della linea “Cardio” è appunto il sistema di monitoraggio della frequenza cardiaca ottica direttamente nel retro dell’apparato. TomTom utilizza la ben nota tecnologia dei sensori Mio per misurare la frequenza cardiaca direttamente dal polso ed è anche impermeabile fino a 50 metri.
Scrivo questa recensione dopo aver percorso ormai tanti chilometri col mio TomTom RunnerCardio al polso e ne sono davvero soddisfatto. È l’uovo di Colombo dei GPS da running: in sostanza hanno preso la versione base del TomTom Runner/Multisport e hanno aggiunto il sensore cardio sul retro.
Prima di proseguire con la recensione voglio essere completamente trasparente con chi legge e preciso che l’unità in mio possesso mi è stata donata da TomTom quale membro del TomTom Team per poter fare da ambasciatore del prodotto. Comunque, scrivo i miei TropTest perché sono una persona curiosa, appassionata di tecnologia e di corsa e cerco di essere il più completo possibile.

Unboxing
Rispetto al passato recente, le confezioni di tutti i prodotti si stanno sempre più rimpicciolendo, anche perché ormai non è più necessario avere un manuale d’istruzioni enciclopedico visto che colleghiamo tutto “all’Internet del computer”. La confezione è molto bella, un cubo trasparente che lascia in bella vista l’orologio, con una base di cartone all’interno della quale c’è un piccolo pieghevole con istruzioni base e il cavo di ricarica/collegamento al pc. Nota: Il pod è identico per dimensioni e forma alle versioni non cardio.
il sensore
Due colori per il cinturino, in solida gomma, che permette regolazioni quasi micrometriche per l’allacciatura. Il corpo dell’orologio è quasi affogato all’interno del cinturino, il che rende difficile l’espulsione anche accidentale rispetto alla versione non cardio. Credo, tuttavia, che sia perché così si evita la quasi totalità di infiltrazioni di luce verso il sensore (vedi foto a lato) che renderebbero la lettura dei BPM non precisa.

Di Corsa
L'orologio TomTom è davvero un orologio perfetto per corre. Semplicissimo da usare e configurare e, soprattutto, si aggancia al GPS in un baleno. Per iniziare un'attività è sufficiente utilizzare il pulsante quadrato alla base del display. Premendo il tasto di destra si apre il menu che permette di scegliere l’attività e le varie opzioni relative. Una volta avuto l’ok dall’orologio con una breve vibrazione, si preme nuovamente il pulsante di destra e si inizia a correre.
Come nelle versioni precedenti, il display ha un grosso riquadro centrale e due più piccoli in alto; tutti e tre perfettamente configurabili dall’utente. I due piccoli in alto si configurano dalle impostazioni, mentre il riquadro grande può essere cambiato durante l’attività per mostrare tutti i dati che vogliamo.
completamento obiettivo
Anche in questo caso possiamo impostare l’allenamento da eseguire. Tramite la funzione Obiettivi si può scegliere tra distanza, tempo e calorie. Quando si esegue questa operazione l'orologio mostrerà un grafico a torta del vostro progresso verso questo obiettivo; inoltre al 50% e 90% dell’obiettivo una vibrazione ci avviserà del progresso. Le altre funzioni sono Intervalli (cioè le ripetute), Giri, zone e gara.
L’allenamento a zona consente di specificare un obiettivo utilizzando il passo o i battiti; le ripetute danno la possibilità di definire il warm-up, il periodo di lavoro e il cool-down tutti sia come tempo sia come distanza. Non è possibile, tuttavia, impostare più distanze o la velocita/passo di percorrenza dell’intervallo.
Durante la corsa è possibile mettere in pausa la seduta in qualsiasi momento tenendo premuto il tasto sinistro per 3 secondi. Questo assicura, a differenza della versione non cardio ad esempio, l’involontaria pressione della pausa; stesso processo per terminare l’allenamento.

Collegamento al PC
Tramite il cavo in dotazione si può collegare direttamente l’orologio al pc per scaricare i dati delle corse, aggiornare il firmware e l’orologio stesso. Inoltre è possibile esportare i dati dell’allenamento in una vasta gamma di formati compatibili con le più conosciute piattaforme. L’invio dell’allenamento è possibile anche collegando via Bluetooth il TomTom col proprio smartphone tramite l’applicazione MySports.

Conclusioni
Gli inglesi amano dire “as easy as 1-2-3”, traducibile con “facile come contare fino a 3”. Questo, a mio avviso, è il pregio principale della gamma di orologi GPS TomTom e del modello Cardio in particolare. È un orologio che potremmo definire plug & play o, meglio, allaccia e corri, tanto è semplice da utilizzare e configurare.
Unità e cinturino
Nel complesso sono rimasto davvero molto impressionato; è perfetto sia per il principiante sia per il runner evoluto, pur mancando di alcune caratteristiche avanzate del Garmin FR220. Tuttavia, già il solo fatto di potersi sbarazzare della fascia cardio (che, diciamocelo, non è comoda e poi scende, si allenta, stringe troppo…) è un enorme passo avanti. Se nelle versioni prossime del firmware saranno implementate alcune delle caratteristiche di gestione degli allenamenti più avanzate diventerà praticamente perfetto.

10 febbraio 2014

Trop Test: Salomon Speedcross 3

Le Salomon Speedcross 3 sono pensate per la velocità, ma non a tutti i costi. Questo modello riunisce grande trazione, ammortizzazione e supporto riuscendo anche a contenere il peso complessivo. Questa combinazione crea protezione e support sufficienti per donare una sensazione di velocità e “confidenza” sullo sterrato. Ho provato le Speedcross alla monragnetta di Milano, potendo (grazie alle condizioni meteo) sfruttare terreno misto: fango, erba molle, pietrisco e pozzanghere, così come numerosi saliscendi anche con discese ripide.
Nel momento in cui l’ho calzata è stato amore a prima vista, soprattutto per il comfort trasmesso; il sistema di allacciatura rapido inizialmente mi intimoriva, pensavo di non riuscire a chiudere saldamente l’allacciatura e, soprattutto, che si sarebbe allentato durante la corsa. Invece è incredibilmente comodo e sicuro; basta una tirata al laccio e poi infilare il tutto nella taschina sulla linguetta e il gioco è fatto. Vediamo un po’ più in dettaglio le caratteristiche principali.
Trazione
La Speedcross ha una grande trazione grazie alla suola “dentata” con pioli a V sulla suola in Contagrip. I “chiodi” sono ben distanziati quanto basta per non far attaccare fango o erba ma abbastanza
per garantire una presa sicura sul terreno.

Ammortizzazione
L’ammortizzazione mi ha davvero sorpreso; le scarped a trail non sono propriamente morbide, le Salomon invece lo sono quanto basta per garantire un comfort ottimale pur mantenendo uno grande sensazione di controllo della stabilità e della trazione. 
Protezione
Oltre al “Mud Guard” intorno alla base, la suola non presenta alcuna protezione particolare in plastic rigida. Questo garantisce flessibilità e velocità senza penalizzare la protezione. Il modello da me acquistato non è in Gore Tex e pertanto tende a far filtrare l’acqua, tuttavia, nell’attraversamento di pozzanghere non troppo profonde la tenuta è davvero buona e i piedi restano asciutti.

Stabilità
La combinazione di una tomaia fasciante e del sistema di allacciatura rende le Speedcross molto  stabili, pur rimanendo leggere e flessibili­.

Peso
Spettacolo. Le scarped a trail normalmente sono più pesanti (e di molto) rispetto a scarped a asfalto, queste Salomon sono assolutamente identiche nel peso e nel feeling rispetto alle A4 che solitamente utilizzo su strada
Flessibilità
Ho davvero apprezzato le doti di flessibilità della Speedcross. Essendo pensata per correre veloci è costruita pensando alle salite (e alle discese) e davvero si sente immediatamente. In discesa, soprattutto, il piede rimane ben saldo ma riesce a copiare bene il terreno anche molto accidentato.

Comfort
Comode e ho ditto tutto. Certo la calzata è molto personale, ma le Speedcross sono assolutamente confortevoli quanto una scarpa da asfalto. E l’effetto “ciabatta” è accentuate anche dalla soletta interna sottile ma molto molto morbida e comfortevole.



Insomma una calzatura che mi ha sorpreso in positivo e che certamente proverò ulteriormente a mettere in difficoltà nelle prossime uscite su sterrato.
Qui trovate un video Salomon sul modello in esame.

25 aprile 2013

Trop Test Saucony Guide 6

Dopo le innumerevoli modofiche apportate alla 5 serie della linea Guide, Saucony ha deciso di non presentare molte novità sula nuova serie. Il differenziale è immutato a 8 mm. ma le novità riguardano principalmente una maggiore flessibilità e un crash pad ridisegnato.


Prime impressioni
Dopo aver percorso circa 700 Km. con le Guide 5 ero curioso di vedere come si comport ail nuovo modello. A livello estetico i cambiamenti sono minimali, anche se ad un esame più attento si notano cambiamenti nella zona mediale della tomaia. Ma anche la suola ha ricevuto qualche aggiornamento, con nuovi intagli per migliorare la flessibilità e inserti triangolari simili a quelli visti sulle Kinvara. Appena indossate ho avuto un feeling immediate, con una calzata molto simile al modello precedente ma leggermente più confortevole e avvolgente.


Suola
Saucony ha trovato qualcosa che davvero funziona, guardando (e provando) la suola delle Guide 6. In pratica, come accennato prima, i cambiamenti sono pochi, lasciando quanto di buono già presente sul medello precedente; il sistema di ammortizzamento ProGrid assorbe l'impatto, dissipando lo shock e fornendo una transizione omogenea nella fase di rullata. Il differenziale di 8 mm. aiuta molto nella rullata e combinato al ProGrid forma una coppia ottima.
L’intersuola è stata riallineata rispetto alla Guide 5 il che, unito ai nuovi intagli della suola, rendono l’avampiede flessibile e reattivo.
La suola è stata aggiornata coi nuovi pad "+IBR" di forma triangolare, integrati con scanalature più profonde nell'avampiede per una migliore flessibilità e reattività.


Tomaia
La tomaia della Guide 6 è uno dei cambiamenti un po’ controversi. La ricerca verso una calzata più avvolgente e sicura ha portato a modifiche nella tomaia e nella tecnologia Arch-Lock. Lo spazio in punta si è leggermente ridotto e questo potrebbe causare qualche problema a quanti avevano uno spazio appena sufficiente nel modello precedente.
Ottimo, come sempre, il mesh utilizzato per la tomaia; la soletta interna risulta morbida quanto basta e confortevole.

Conclusioni
I cambiamenti rispetto al modello precedente sono, a mio avviso, ottimi per la suola e l’intersuola e un po’ meno per la tomaia.
Non ho avuto un generale immediato feeling come per il modello precedente e resto un po’ perplesso in generale. La Guide 6 rimane, tuttavia, un’ottima scarpa per i leggeri pronatori alla ricerca di un modello molto comfortevole e ben ammortizzato per gli allenamenti medio-lunghi e per le gare lunghe.

10 aprile 2013

Trop Test Brooks Ravenna 4

Inserite da Brooks nella linea “Guidance”, ovvero una linea a metà tra stabili e neutre, le Ravenna sono giunte alla quarta edizione con un discreto successo presso i runner.
Ho provato e successivamente acquistato il primo modello della serie e ho solo provato gli altri due; le mie attuali Mizuno Wave Elixir sono ormai arrivate al capolinea e sto cercando una scarpa da affiancare alle Saucony Guide. Viste le grosse novità rispetto al primo modello e il rapporto qualità/prezzo da sempre ottimale di Brooks ho deciso di dare un’ulteriore chance alle Ravenna.
Nei miei Trop Test ho analizzato i seguenti modelli:

Prime impressioni
Grazie alla collaborazione di Paolo Fossati del negozio Verde Pisello ho potuto calzare le Ravenna. Il look è tradizionale, un po’ come tutta la gamma Brooks; niente eccessi e fronzoli inutile. Quest’anno la colorazione è a base verde, con stringhe giallo fluo e dettagli neri. Non appariscente né il modello che altri runner si girano a guardare, ma una colorazio

ne sobria e poco appariscente. In mano si sente tutto il peso delle scarpe, nel senso buono del termine. Non sono certo dei pesi piuma, ma il peso è giusto e non sembra appesantire troppo.
Una volta calzate ho ritrovato il grande comfort Brooks; rispetto alla primissima serie si sente il soffice inserto in DNA (http://brooksrunning.eu/dna/it/index.php) che garantisce un appoggio soffice ma fermo. Buono lo spazio in punta, spazioso il giusto per le mie dita, e ottima la fasciatura del piede della tomaia.

Suola
La suola delle Ravenna 4 è sostanzialmente identica al modello precedente; costruita come una tradizionale scarpa stabile, all’intersuola troviamo la tecnologia proprietaria Brooks BioMoGo (http://brooksrunning.it/396122/1067/it/BIOMOGO.html) a doppia densità (nella parte interna centrale più rigida per correggere leggermente la pronazione).
Il tallone è diviso in due parti: una che si estende esternamente di lato e una che include il retro e la parte mediale interna. Quando il piede impatta il terreno, tende naturalmente a collassare sul lato interno, ma l’ammortizzatore previene tale movimento. L’inserto anti-pro
nazione completa il lavoro andando ad indirizzare il piede per una rullata più corretta.
Lo shank in material plastico che abbraccia la scarpa sotto la pianta è solido e sostanziale garantendo un’ottima stabilità torsionale. L’avampiede è altrettanto rigido, ma la forma verso l’alto della punta porta ad avanzare ulteriormente il piede contribuendo ad una falcate ampia.
Sono molto godibili e rispondono velocemente alle sollecitazioni, risultando più veloci di quello che in effetti sono.

Tomaia
Look a parte, la costruzione è abbastanza tradizionale, come detto, con la parte posteriore che abbraccia fermamente il tallone. Una banda fascia Il piede nella parte centrale per garantirne la stabilità.

Conclusioni
Mi sono davvero piaciute, un grosso passo avanti rispetto alla prima versione merito soprattutto della tecnologia DNA. Paragonate alle Elixir, le ho trovate molto più stabili e un pizzico meno estreme, quindi molto più sfruttabili e godibili. Per essere perfette avrebbero bisogno di un look meno austero e di una parte anteriore più ammortizzata.

9 aprile 2013

Trop Test: Mizuno Wave Inspire 9

Dopo quasi 10 anni dalla presentazione, Mizuno apporta lievi modifiche alla serie Wave Inspire. Visto il successo della precedente versione, i cambiamenti non sono stati tanti ma quei pochi apportati sono mirati. Suola e intersuola sono praticamente identici al modello precedente e ci si è focalizzati sulla tomaia e la parte superiore della scarpa.

Prime impressioni
Ho utilizzato le Inspire 8 per circa 800 Km. e quindi ho un termine di paragon fresco. Mizuno ha spesso avuto un look non eccessivo per le sue scarpe, con alcune eccezioni. Ultimamente i designer giapponesi si sono molto sbizzarriti (vedi le nuove Elixir con un look molto anni ’80); le Inspire hanno sempre avuto colori “normali” e poco appariscenti, tranne per la versione Osaka (quella da me acquistata). Quest’anno abbiamo due colorazioni molto belle e non troppo appariscenti. Una con una base di un bel blu elettrico, l’altra di un giallo lime tipico Mizuno.

Suola
Mizuno ha saggiamente deciso di riproporre la medesima intersuola della Inspire 8 sulla Inspire 9. Non avevo mai calzato Mizuno e da subito con le 8 ho avuto ottime impressioni, cosa che si è immediatamente verificata anche con le Inspire 9. La tecnologia Wave agisce come le sospensioni dell’autovettura, mantenendo centrato il piede durante la corsa.
Nelle Inspire 9 la placca a onde inizia praticamente sotto il tallone e si estende fin sotto la pianta del piede lasciando libero l’avampiede per una maggiore flessibilità. I cambiamenti introdotti sono la sostituzione della gomma VS-1 nel tallone con la nuova “SR Touch” più leggera e ammortizzante. Sono sempre presenti l’intersuola in AP+ e gli intaglia Smooth Ride.
La suola è realizzata con la mescola in gomma e carbonio X-10 per una maggiore durata e resistenza nelle aree di impatto.

Tomaia
A livello di design la scarpa è molto più filante, slanciata e moderna, pur ricordando il precedente modello. Gli occhielli delle stringhe sono stati riposizionati per un’allacciatura più confortevole e ferma. Il mesh utilizzato per la tomaia è uno dei più leggeri che io abbia mai provato, con ampi “buchi” tanto che sembrano climatizzate.

Conclusioni
Ancora una volta Mizuno ha fatto centro con questo modello. Le ultime due versioni mi avevano impressionato favorevolmente per stabilità e progressione unite ad un ottima ammortizzazione.
Il mesh molto leggero e aerato è forse non ottimale in inverno/primavera, ma coi primi caldi aiuterà moltissimo a mantenere freschi i piedi. In pratica è una scarpa per leggeri pronatori, con un ottimo rapporto qualità/prezzo/prestazioni.

6 aprile 2013

Trop Test ASICS GT 2000

Grandi cambiamenti per una delle stabili più vendute: meglio o peggio?

Look
La linea GT è stata un best-seller fin dalla fine degli anni '90; ASICS è una casa che punta su piccoli affinamenti piuttosto che radicali cambiamenti, anche perché i modelli che escono sono ultra testati. Quest’anno le novità sono davvero tante e rilevanti.
Il “Guidance Trusstic System” sostituisce il precedente “Space Trusstic System”; questo superbo arco di supporto combinato con lo strategico posizionamento dell’inserto duo-max sono stati la ragione del successo della linea GT2xxx per tutti questi anni. A mio avviso il nuovo sistema sembra permettere un po’ più di torsione rispetto al precedente; Asics ha, inoltre, aumentato la quantità di gel sia nell’avampiede sia nel tallone. La tomaia mi è sembrata più morbid rispetto alle ultime due edizioni, cosa che ho apprezzato molto; nelle ultime versioni la tomaia si era progressivamente “ristretta” e per me che ho il collo del piede un po’ alto era scomoda.
Mi è sembrata anche più leggera dei vecchi modelli anche calzandola, non solo sulla bilancia, a occhio mi sembrava di avere ai piedi la DS trainer, ma più stabile. Il peso è stato ridotto togliendo un po’ di spazio alle dita, tuttavia, non sacrificando l’ammortizzazione.

Calzata
Uno dei punti di forza delle precedent GT2xxx, per me, era la calzabilità e anche questo nuovo modello è molto comodo e ammortizzato. Rispetto alle precedenti versioni la scarpa è molto più avvolgente in punta (come spiegato prima), ma la morbidezza del mesh aiuta a non costringere il piede fasciandolo tanto delicatamente quanto fermamente.
Anche la rullata rimane molto morbida e progressiva, ricordando certamente i modelli passati, e il piede non “balla” all’interno della scarpa. Il tallone è ben avvolto e non costretto, senza che si muova eccessivamente. Mi piacerebbe sapere come prosegue, visto che uno dei problemi che mi hanno sempre dato le Asics è proprio il progressivo allargamento della zona del tallone.

Le corse

Allenamento progressivo
Direttamente dalla scatola mi sono sparato 12 Km. (due giri del Parco dell’Idroscalo). Terreno prevalentemente piatto e asfaltato con un tratto di circa 1Km. Di sterrato compatto e sassoso.
Sono rimasto subito molto impressionato dal comfort generale e dall’immediata confidenza che mi hanno dato. Ho corso più per testare le scarpe che altro, ma rispettando la tabella di coach Tito.

Ripetute in salita
Doppia session di rieptute in salita alla Montagnetta e al Parco Lambro durante le quali ho potuto verificare l’ottima tenuta del piede e del tallone delle GT2000. Molto buona l’ammortizzazione anche su sterrato.

Conclusioni
Concludendo sono ancora molto soddisfatto di queste GT. La stabilità è molto buona e pressoché equivalente ai modelli precedenti. La leggerezza la rende un po’ più veloce, cosa buona, ma non fondamentale visto il target di utenti cui è indirizzata. L’allacciatura molto avvolgente e regolabile, unita alla tomaia “morbida” compensa bene la piccola perdita di spazio in punta; personalmente preferisco scarpe un po’ più spaziose in punta, ma queste Asics si sono rivelate comunque molto comode.
Un’ottima scarpa da allenamento e per leggeri pronatori in gare lunghe.

13 gennaio 2013

TropTest: La Sportiva Quantum

Grazie ai saldi, uniti ad un forte ribasso di partenza e allo sconto extra garantito dalla carta fedeltà mi sono fatto un regalo: le Quantum! Ad un prezzo imbarazzante (39 Euro) mi sono accaparrato un paio di scarpe trail che da tempo tenevo d’occhio con curiosità per la speciale suola.
La suola, dal design assolutamente diverso da tutti gli altri modelli in commercio (per capirci: non c’è un solo tassello…!) è realizzata con la tecnologia proprietaria Morpho Dynamic. È il frutto di un lavoro di ricerca e sviluppo durato due anni, dedicato ad affrontare i problemi di coloro che sono alla ricerca di calzature leggere estremamente sensibili e ammortizzanti. La Morpho Dynamic Technology assolve a questi bisogni con un’intersuola che si adatta al terreno offrendo contemporaneamente una corsa ben ammortizzata in modo da proteggere il piede dagli impatti con il terreno. In concreto, tutto l’insieme è formato da quattro elementi: un inserto stabilizzatore antitorsione al tallone, una base in EVA, un sottostante strato in Schiuma poliuretanica "Poly Ether" e la suola Frixion AT a spessori ridotti con moduli di interfaccia MDI che si adattano costantemente al terreno. La suola, grazie alla caratteristica forma ondulata dei moduli MDI, lavorando in sinergia con l'intersuola in schiuma poliuretanica morbida, si adatta continuamente alle asperità del terreno, consentendo una corsa più morbida e fluida e migliorando gli standard di aderenza al terreno.
La costruzione della tomaia è ergonomica: evita la formazione di volumi vuoti e fascia fornendo una calzata confortevole e precisa. L'allacciatura, integrata con la struttura della tomaia, contribuisce all'ergonomia complessiva contribuendo di tensionare i lacci e regolare il livello di fasciatura del piede allo stesso tempo.
Le prime sensazioni calzandole sono davvero buone. Mi calza bene, fasciando il collo del piede senza costringerlo e garantendo una sensazione di “fermezza” complessiva che mi fanno ben sperare per i primi passi su terreni fangosi e dissestati. La suola ritorna una sensazione di generale morbidezza, molta ammortizzazione e in complesso risulta davvero confortevole.
Pronti via l’acquisto già pensando al primo assaggio di terra… che arriva immediatamente, con la tapasciata a Casorate Primo del 13 gennaio.
Il terreno di gara si presenta immediatamente come ideale: fango, a volte anche profondo, ciottoli, erba umida e pozzanghere. Devo dire che temevo la suola completamente liscia, temevo di dover rispolverare i miei trascorsi di ginnasta per stare in piedi, invece si è dimostrata davvero una ventosa, andando solo un po’ in crisi nel fango profondo. Una sensazione mai provata con altre scarpe trail.
La leggerezza e la buona risposta della suola si sentono anche sull'asfalto che, va detto, non è assolutamente il terreno prediletto dalle Quantum. Riprendo l’ottima anteprima di RunLovers in questo senso: “Sull’asfalto è quasi a disagio. Ci corri sull’asfalto. Senti la sua suola scolpita da onde, la senti spingere sulla pianta del piede, ma capisci presto che lei chiede altre superfici, altre sfide. Non riesce ad esprimersi completamente sull’asfalto.”

23 novembre 2012

Trop Test Mizuno Wave Inspire 9

Alle soglie del decennale dalla messa in produzione, Mizuno rilascia un aggiornamento intelligente per la Wave Inspire. La Inspire è il modello più popolare di Mizuno nella categoria A4 e i progettisti hanno tenuto presente che la precedente serie (8) è stata molto apprezzata dai runner. Ecco perché le modifiche introdotte sono poche ma mirate per una scarpa che era già davvero ben progettata. Una delle prime cose che salta all’occhio è la rinnovata attenzione della casa giapponese per i colori, dopo anni di anonimato. Per il modello precedente era uscita la versione dedicata alla Maratona di Osaka, mentre la collezione SHE non prevedeva (purtroppo) un modello Inspire. Con la serie 9 sono tornati i colori già visti sulla 8, ma attualizzati: giallo, nero e un blu tropicale molto bello.
A parte il look, la Wave Inspire 9 presenta uno spazio in punta leggermente più stretto mentre la parte mediale è leggermente più comoda. Inoltre, tutta la scarpa sembra avere una calzata leggermente meno profonda rispetto alla precedente; l’ammortizzazione pare rimasta identica alla serie precedente, almeno a sensazione personale.
Anche l'intersuola non è stata modificata rispetto alla serie precedente; la piastra Wave a doppia onda per la correzione della pronazione interviene fin dall’inizio della fase di rullata, invece di aspettare l’appoggio mediale come nei supporti più tradizionali. Nella Wave Inspire 9 la piastra inizia nei pressi del tallone e attraversa l'arco della scarpa lasciando aperto l'avampiede per una maggiore flessibilità.
Tra le differenze più sostanziali rispetto al passato, notiamo la sostituzione del cuneo di ammortizzazione VS-1 nel tallone. Mizuno ora utilizza un composto chiamato “SR Touch” che sembra praticamente identico al precedente VS-1.
La tomaia è un punto in cui Mizuno ha concentrato i propri sforzi per questo aggiornamento. L'overlay mediale mi ricorda quello usato nella serie 5, in quanto si trova più avanti sulla scarpa. L’allacciatura si spinge un po' più a fondo nella parte alta del collo del piede, e permette maggior spazio per il piede stesso. La conchiglia di contenimento nel tallone è molto rigida, pur essendo estremamente confortevole. La soletta interna è sempre realizzata in OrthoLite.
Conclusioni: le ultime due versioni della Inspire sono particolarmente impressionanti perché combinano una transizione senza soluzione di continuità, una solida stabilità e il giusto livello di ammortizzazione. L'arco di sostegno è compatto e si trova proprio vicino al tallone, esattamente dove mi aspetto che sia. Ho corso sia su asfalto sia su tapis roulant e il feeling è rimasto quasi immutato rispetto alla precedente versione (che avevo apprezzato tantissimo correndoci per oltre 700 Km senza problemi).
A voler cercare il pelo nell’uovo, l’unico piccolo difetto che imputo alle Inspire è che il mesh della tomaia è talmente ampio e ventilato che con temperature particolarmente rigide potrebbe dare fastidio a chi soffre il freddo. Un ottimo aggiornamento, dunque, fatto senza stravolgere il modello precedente ma, anzi, riprendendone i punti di forza.

22 agosto 2012

Trop test Trail: Mizuno Wave Ascend 7

La teoria vuole che la scarpa da trail perfetta sia al contempo agile, robusta, aderente sui terreni scivolosi, ma abbastanza rigida per proteggerci dai tratti con terreno duro. Le Mizuno Wave Ascend, giunte oggi alla settima versione, sono uno dei modelli preferiti dai trail runners che cercano una scarpa reattiva e versatile sui diversi tipi di terreno. Le nuove Ascend, infatti, racchiudono tecnologie performanti in “soli” 340 grammi (nel modello da uomo) o 280 grammi nella versione donna, garantendo una sensazione di leggerezza e agilità.
Ho avuto la possibilità di provare le nuove Ascend e per farlo ho scelto come banco di prova la montagnetta di S. Siro; classico percorso ricco di saliscendi che vede moltissimi runner meneghini allenarsi quotidianamente. Visto il periodo dell’anno e la presenza di Lucifero, non ho potuto testare altrettanto intensamente il grip sul bagnato, il massimo era rappresentato da una pozza d’acqua vicino ad un “drago verde” e non era il caso di riportare le scarpe eccessivamente conciate :)
La prima cosa che ho notato appena tirate fuori dalla scatola, è stata la curvatura accentuata della suola, con la punta notevolmente rivolta verso l'alto. Avendo già come compagne di allenamento un paio di Inspire “Osaka”, sono felice che Mizuno abbia intrapreso una svolta nelle colorazioni delle scarpe. Le Wave Ascend 7 sono abbastanza vistose, quanto basta per riconoscerle anche a distanza, ma non troppo da farti imbarazzare perché le calzi; almeno nella versione blu/giallo da me provata (simile, appunto, alle mie Inspire). C’è anche una versione più “sobria” con colore predominante il rosso.
Tornando al test, come dicevo è stato un pomeriggio afoso e il terreno era molto polveroso, tanto che non è stato facile concentrarsi sulle scarpe e le sensazioni che mi trasmettevano. In punta c’è spazio a sufficienza per il mio alluce pronunciato e l'allacciatura ha tenuto il piede in modo sicuro, senza vincolarlo eccessivamente, risultando confortevoli anche nei tratti in discesa. Il battistrada, ad una prima occhiata, non sembra molto “aggressivo”, tuttavia è risultato essere abbastanza aderente sia sull’erba sia sulla ghiaia.
Bassa e leggera offre comunque una buona protezione nei percorsi veloci: grazie alla tecnologia Mizuno Dynamotion Fit, infatti, si muove insieme al piede in tutto il ciclo di corsa rimanendo comoda e reattiva sulle superfici più irregolari. Inoltre il fan shape Wave dell'intersuola e la nuova mescola dell’intersuola Mizuno ap+ lavorano insieme per offrire un’ammortizzazione ideale sia se l'utilizzatore sceglie percorsi sterrati sia su strada.
In conclusione le Mizuno Wave Ascend 7 mantengono tutte le promesse e sono, a mio avviso, assolutamente da tenere in considerazione da chi vuole acquistare un paio di scarpe trail. Il prezzo di listino è di 120 Euro, ma nei negozi non è difficile trovarle anche intorno ai 100.
Greg Newman - Senior Designer per Running Footwear di Mizuno - ci racconta da dove nasce l'ispirazione per la Wave Ascend, ecco il video!

4 gennaio 2012

Prime impressioni Mizuno Wave Inspire 8

Una grande attesa è stata creata per l’arrivo della nuova Wave Inspire, giunta all’ottava edizione. Molti runner fedeli alla serie Inspire, sono stati presi alla sprovvista dai cambiamenti radicali apportati dalla serie 7; la nuova Inspire torna sui propri passi e ad una prima occhiata la piastra Wave sembra quella della sesta serie, rendendo la nuova Inspire sorprendentemente “familiare”.
Mizuno è tornata al passato nella progettazione della parte superiore della scarpa. Sono spariti il collare alto e il Dynamotion Fit Tab della precedente versione. Il profilo superiore è, dunque, molto più basso e le sovrapposizioni sono tagliate similmente alla Wave Inspire 6.
Per la tomaia, Mizuno ha utilizzato un mesh a maglia larga per favorire la traspirazione e il materiale ha un sentore praticamente identico alla Inspire 6. Inoltre, sono stati eliminati gli occhielli per i lacci flessibili e la linguetta è più lunga dell’Inspire 7.
Per dirla tutta, le uniche affinità con la serie precedente sono il materiale di rivestimento interno del tallone, il plantare in Ortholite e alcune parti della tomaia laterale che hanno ricevuto modifiche leggere.
Mizuno ha reinventato interamente l'intersuola per la Wave Inspire 8; il cuneo VS-1 di ammortizzazione si trova ancora nel tallone, ma tutto il resto è cambiato. La piastra Wave è stata interamente riprogettata per fornire un livello di stabilità che non ho visto in questa serie dalla serie 4. Non solo il Wave sostiene maggiormente l’arco plantare, ma la casa giapponese ha anche leggermente svasato l'aspetto mediale del tallone per garantire un appoggio più stabile e un più fluido movimento del piede.
All'avampiede la schiuma dell’intersuola è stata tagliata un po' di più di al punto di flessione e sono stati aggiunti dei controlli di flessione che agiscono quasi come un'onda secondaria. L’ intersuola in schiuma Mizuno AP+ è ancora presente.
Personalmente ho apprezzato molto la nuova serie delle Inspire. Le seguo sin dalla versione 2 e nel corso degli anni non ho gradito i vari cambiamenti apportati, che avevano trasformato troppo radicalmente la scarpa. Con l’ottava serie, invece, la rullata è ancora veloce e il passo sempre sufficientemente ammortizzato. In gara non mi hanno mai dato da pensare dimenticandomi quasi di averle ai piedi. Un ottimo acquisto, quindi, per chi prona leggermente e vuole una scarpa stabile ma molto reattiva e in grado di supportarlo in gare e allenamenti anche lunghi.

17 ottobre 2011

Trop Test: MBT Shoes

Tite Togni scruta la nuova collezione MBT
Il TropTest del mese riguarda le scarpe MBT (Masai Barefoot Technology) che, grazie ad Elena Muserra ho potuto provare durante lo Yoga Festival di Milano e portarmi a casa per una prova approfondita.
Un po' di storia: le calzature MBT sono nate 15 anni fa, quando si scoprì che una naturale “instabilità” mentre si cammina o si sta in piedi offre benefici sorprendenti per la salute. Su questo presupposto è stato sviluppato un nuovo tipo di calzature in grado di simulare un terreno soffice e irregolare. I risultati raggiunti sono straordinari, tanto che oggi le MBT sono vendute in oltre 35 paesi nel mondo e molti sono i clienti soddisfatti.
Camminando con un paio di MBT il corpo è costretto ad usare un maggior numero di muscoli per compensare e ricreare la stabilità necessaria. Questo mantiene tutto il corpo attivo, aumenta l’attività dei muscoli della schiena, migliora la postura, rassoda i muscoli. Praticamente è come fare ginnastica propriocettiva in continuazione.
Da pochi giorni è stata presentata la nuova collezione autunno-inverno 2011 con modelli specifici per uomo e donna con linee accattivanti e davvero portabili da chiunque con qualsiasi abbigliamento.
Non solo, i tecnici MBT hanno creato 4 diversi livelli di instabilità nelle calzature, così da rendere la gamma accessibile al maggior numero possibile di persone.
Gli indici sono Activate, Dynamic, Performance e Ultimate; rispettivamente dal meno accentuato al più accentuato.
Ho scelto il modello Sini Lux, dalla linea sportiva realizzato in mesh e pelle per un ottimo bilanciamento tra protezione e traspirazione.
Innanzitutto devo scrivere che sono comede all’ennesima potenza. Calzano in maniera confortevole e dopo averle indossate per un giorno intero non avevo alcun fastidio ai piedi. La sensazione iniziale è spiazzante, non si è ovviamente abituati a camminare senza poggiare completamente il piede, ma il passo viene naturale dopo pochissimo e i benefici si avvertono altrettanto immediatamente. Di fatto mi sembrava di camminare come sulle nuvole, tanto era soffice e cedevole, quanto portante, la camminata; un po' come se stessi camminando sulla spiaggia. E la riporva che le mie sensazioni erano proprio giuste l'ho avuta scorrendo le pagine del nuovo catalogo MBT dove viene proprio descritta la camminata come "sulla sabbia".
La caratteristica che salta maggiormente all’occhio guardano la scarpa è, ovviamente, la suola dalla forma convessa che ha un indice di flessibilità pari a “Performance”. La suola curva di MBT, chiamata "bottom unit", è formata da 4 componenti che insieme favoriscono la rullata del piede tipica dele calzature stesse. Tra i componenti, il "Masai Sensor", realizzato in poliuretano, è il componente essenziale del sistema MBT ed è quello che permette a tutto il sistema di funzionare correttamente.

Il modello Ari, vincitore del Red Dot Award 2011

Purtroppo ci sono molte società che vendono false copie MBT ad un prezzo scontato o di svendita/liquidazione. Attenzione se comprate queste false copie rischiate di danneggiare il vostro corpo anzichè renderlo più forte.

E’ per questo che vi raccomandiamo vivamente di acquistare le MBT solo presso i rivenditori autorizzati. Esclusivamente i punti vendita MBT sono in grado di assicurarvi un’assistenza accurata affinché possiate beneficiare degli effetti positivi unici e scientificamente provati apportati dalle calzature fisiologiche MBT.
Attenzione alle false copie MBT!