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19/11/2016 Podisti da Marte
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28 marzo 2013

La politica nazionale sui trasporti sta paralizzando la nazione. Serve la #mobilitànuova.

Il trasporto locale non gode di ottima salute, si sa, ma dal Piemonte arrivano i primi rintocchi di una campana a morto.
L'assessore regionale Barbara Bonino, risvegliatasi dal torpore di questi anni di governo, pare rendersene finalmente conto e inaspettatamente si associa al coro di lamentele dell’opposizione decretando la fine del sistema di trasporto regionale.
Dalle casse piemontesi mancano almeno 120 milioni di euro per garantire bus e treni, che si aggiungono ai 340 milioni di debiti che l’Ente ha già con le imprese.
Tutto questo avrà conseguenze devastanti: un treno ogni tre e un bus su due verranno soppressi, i tempi di attesa, già parecchio lontani dall’efficienza, si dilateranno ad un’ora o addirittura a due. Verranno tagliate tutte le tratte poco utilizzate, ovvero quelle che sono già state ridotte a livelli inaccettabili. In parole povere il sistema continuerà a costare ma sarà completamente inutilizzabile.
Proprio nel momento in cui gli italiani non si possono più permettere di utilizzare l’auto - il costante calo delle vendite lo testimonia (-17% a febbraio 2013) - e hanno imparato ad utilizzare i mezzi pubblici (+8%), saranno costretti a tornare indietro e paradossalmente ad indebitarsi per potersi recare al lavoro.
Governo e opposizione uniti lamentano di non vedere soluzione, chiudendo gli occhi di fronte ad un’enorme ovvietà: la politica nazionale sui trasporti sta paralizzando la nazione. Come ricordato anche oggi dalle associazioni ambientaliste all’incontro con Pierluigi Bersani: "il Primo programma delle infrastrutture strategiche, costituisce (con le sue 390 opere in elenco per 375 miliardi di euro) un'ipoteca per il futuro economico-finanziario e ambientale del Paese."
Compito del governo dovrà essere quello di riorientare le risorse verso le infrastrutture che le persone realmente utilizzano e non verso quelle che rendono, a pochi, di più. Non si può più pensare che l’auto sia un’alternativa al servizio pubblico, perché i costi, evidenti e nascosti, sono ormai insostenibili per la maggioranza dei cittadini.
Bisogna adottare subito una Mobilità Nuova, noi ne siamo perfettamente coscienti e anche le amministrazioni, a tutti i livelli, ormai non possono che accetarlo.
Sabato 4 maggio a Milano manifesteremo per testimoniare la necessità del cambiamento e imporre ai decisori politici una rivoluzione della mobilità che parta dal riequilibrio delle risorse pubbliche destinate al settore dei trasporti, contro quelle opere pubbliche stradali, autostradali e ferroviarie inutili e dannose per il Paese.
All’assessore Bonino, e a tutti gli amministratori, farebbe bene partecipare. Potrebbe raggiungerci con un treno, se lo trova.

9 dicembre 2010

Storie di ordinaria ignoranza

A fare il paio con le dichiarazioni aberranti di un esponente della Lega Nord riguardo la Maratona di Padova, scopro che anche all’estero “godono” di rari esempi di intelligenza simili.
Tre membri del consiglio comunale di Gerusalemme, membri dell’opposizione, hanno pensato bene di scrivere una lettera di diffida ad Adidas, uno degli sponsor principali della Maratona Internazionale di Gerusalemme, chiedendo alla casa tedesca di ritirare la propria sponsorizzazione se il comune non avesse provveduto a modificare il percorso di gara escludendo il passaggio previsto nella parte est della città.
“Non c’è ragione perché si debba passare attraverso la parte est della città” ha detto Pepe Alalu (Meretz), capo dell’opposizione, “una maratona non riunisce Ebrei e Arabi. Questa è solo una mossa aggressiva”. La lettera è stata sottoscritta anche da Laura Wharton and Meir Margalit, entrambe della medesima coalizione politica.
L’attuale percorso della maratona, che si correrà il prossimo 25 marzo, partirà dal Knesset (il Parlamento Israeliano) e porterà i corridori fino a Pisgat Ze’ev, girando poi attorno all’Università Ebraica, entrando nella città vecchia, per poi piegare attraverso le colline di Rehavia and Talpiyot fino alla promenade per poi tornare al Knesset.
“Quali membri del Comune di Gerusalemme, riteniamo nostro dovere informarvi che quest’anno, il percorso della maratona prevede un passaggio in parti di Gerusalemme est considerate territori occupati dalla comunità internazionale e da noi stessi” è scritto nella lettera ad Adidas. “Per questa ragione, boicottiamo la maratona così come ora pianificata e crediamo sia importante che voi comprendiate che una parte significativa della popolazione di Israele così come la maggior parte della popolazione all’estero mostrerà senza ombra di dubbio la propria disapprovazione una volta che i dettagli circa la gara saranno resi pubblici”.
La consigliera Elisha Peleg (Likud), che detiene la delega allo sport, ha accusato l’opposizione di contrastare qualsiasi evento e manifestazione ideato dal comune.
“Una parte del percorso di gara passa attraverso Gerusalemme est perché anch’essa è parte di Gerusalemme e questa non è politica, è un fatto” ha dichiarato e, quindi aggiunto che “se il percorso fosse passato anche da Gerusalemme est, la cittadinanza si sarebbe lamentata perché il comune avrebbe ignorato metà della città”.
Gerusalemme ospiterà per la prima volta una maratona e ci si aspetta la presenza di almeno un migliaio di partecipanti; oltre alla distanza sui 42K, sarà possible cimentarsi nella mezza maratona e in una 10K. A tutt’oggi non è ancora stata pubblicata una risposta di Adidas ufficiale.