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19/11/2016 Podisti da Marte
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3 luglio 2016

TropTest New Balance Fresh Foam Vongo


Premiate da Runner’s World come “Best Debut”, ho avuto la possibilità di vedere da vicino e testare brevemente le nuove Fresh Foam Vongo di New Balance ed ecco un veloce resoconto della prova su strada.
Le nuove Fresh Foam Vongo sono il primo modello stabile Fresh Foam della casa statunitense. A differenza dei modelli 870 o 860, che utilizzano un post mediale per aumentare la stabilità, la Vongo ne è priva del post. L'intersuola è invece più alta sul lato dell'arco plantare e imbottita con schiuma per fornire una stabilità supplementare senza compromettere la fluidità della rullata. L’approccio utilizzato da New Balance nella Fresh Foam Vongo mi ricorda quanto proposto da adidas con le Ultra Boost ST; in quel caso la schiuma Boost dona maggiore stabilità alla ST proprio sotto l'arco plantare (anche se ha una piccola aggiunta esterna in materiale plastico più rigido).
Appena tolte dalla scatola sono rimasto notevolmente colpito dalla leggerezza della scarpa, nonostante anche alla vista l’intersuola sia voluminosa. Per quanto riguarda la tomaia, la maglia in mesh è leggera e traspirante e completata da sovrapposizioni termosaldate e da una conchiglia che abbraccia il tallone rendendolo più stabile e sicuro. Sotto il profilo puramente estetico non posso fare a meno di notare i notevoli cambiamenti in meglio fatti dal team di designer di New Balance recentemente, iniziati coi modelli 1080, Zante, 880 e in ultimo proprio con le Vongo e la linea Fresh Foam in generale. Il design è molto moderno e aggressivo, con combinazioni di colori attraenti senza diventare “caciaroni”.
L’intersuola è costruita da una mescola di gomma soffiata divisa in due parti da una profonda scanalatura nella suola che si estende dal tallone fino al metatarso. A mio avviso la linea nella suola della Vongo credo sia stata pensata per fornire un tocco di maggiore stabilità e facilitare la transizione della rullata.
La linguetta è sufficientemente imbottita e il sistema di allacciatura è del tipo tradizionale. Una volta indossate, le Vongo danno immediatamente una sensazione di stabilità, in particolare nella parte anteriore, pur rimanendo molto ammortizzate. Nel tallone, invece, l’ammortizzazione sembra più morbida rispetto all’avampiede, favorendo quindi i corridori che hanno un contatto iniziale col terreno sul tallone.
Il test è durato solo un’ora circa, correndo in totale per una dozzina di chilometri prevalentemente su asfalto con qualche deviazione su erba soffice. Così come avvenuto quando acquistai a scatola chiusa le 1500v2, anche in questo caso devo ammettere che è stato amore a prima vista, anzi a prima calzata. L’ammortizzazione è davvero ottimale (resta da capire quanto sia la reale durata della schiuma utilizzata) e la sensazione di stabilità davvero importante ma non invasiva. Rispetto alle Brooks Transcend, che utilizzano un concetto simile per la correzione della pronazione, qui la sensazione è di avere meno morbidezza, col piede che non affonda completamente nella soletta, ma resta comunque sufficientemente morbido e quasi coccolato dalla suola. Rispetto alle 1500v2 la Vongo è un modello meno esasperato, da distanze medio-lunghe e prevalentemente in allenamento, ma che può dare soddisfazioni anche in gara.

10 febbraio 2014

Trop Test: Salomon Speedcross 3

Le Salomon Speedcross 3 sono pensate per la velocità, ma non a tutti i costi. Questo modello riunisce grande trazione, ammortizzazione e supporto riuscendo anche a contenere il peso complessivo. Questa combinazione crea protezione e support sufficienti per donare una sensazione di velocità e “confidenza” sullo sterrato. Ho provato le Speedcross alla monragnetta di Milano, potendo (grazie alle condizioni meteo) sfruttare terreno misto: fango, erba molle, pietrisco e pozzanghere, così come numerosi saliscendi anche con discese ripide.
Nel momento in cui l’ho calzata è stato amore a prima vista, soprattutto per il comfort trasmesso; il sistema di allacciatura rapido inizialmente mi intimoriva, pensavo di non riuscire a chiudere saldamente l’allacciatura e, soprattutto, che si sarebbe allentato durante la corsa. Invece è incredibilmente comodo e sicuro; basta una tirata al laccio e poi infilare il tutto nella taschina sulla linguetta e il gioco è fatto. Vediamo un po’ più in dettaglio le caratteristiche principali.
Trazione
La Speedcross ha una grande trazione grazie alla suola “dentata” con pioli a V sulla suola in Contagrip. I “chiodi” sono ben distanziati quanto basta per non far attaccare fango o erba ma abbastanza
per garantire una presa sicura sul terreno.

Ammortizzazione
L’ammortizzazione mi ha davvero sorpreso; le scarped a trail non sono propriamente morbide, le Salomon invece lo sono quanto basta per garantire un comfort ottimale pur mantenendo uno grande sensazione di controllo della stabilità e della trazione. 
Protezione
Oltre al “Mud Guard” intorno alla base, la suola non presenta alcuna protezione particolare in plastic rigida. Questo garantisce flessibilità e velocità senza penalizzare la protezione. Il modello da me acquistato non è in Gore Tex e pertanto tende a far filtrare l’acqua, tuttavia, nell’attraversamento di pozzanghere non troppo profonde la tenuta è davvero buona e i piedi restano asciutti.

Stabilità
La combinazione di una tomaia fasciante e del sistema di allacciatura rende le Speedcross molto  stabili, pur rimanendo leggere e flessibili­.

Peso
Spettacolo. Le scarped a trail normalmente sono più pesanti (e di molto) rispetto a scarped a asfalto, queste Salomon sono assolutamente identiche nel peso e nel feeling rispetto alle A4 che solitamente utilizzo su strada
Flessibilità
Ho davvero apprezzato le doti di flessibilità della Speedcross. Essendo pensata per correre veloci è costruita pensando alle salite (e alle discese) e davvero si sente immediatamente. In discesa, soprattutto, il piede rimane ben saldo ma riesce a copiare bene il terreno anche molto accidentato.

Comfort
Comode e ho ditto tutto. Certo la calzata è molto personale, ma le Speedcross sono assolutamente confortevoli quanto una scarpa da asfalto. E l’effetto “ciabatta” è accentuate anche dalla soletta interna sottile ma molto molto morbida e comfortevole.



Insomma una calzatura che mi ha sorpreso in positivo e che certamente proverò ulteriormente a mettere in difficoltà nelle prossime uscite su sterrato.
Qui trovate un video Salomon sul modello in esame.

9 novembre 2013

Saucony Guide 7


Tempo di nuove scarpe, visto che le attuali Saucony Guide erano praticamente alla frutta e le Ravenna iniziano a dare segni di cedimento. Approfitto, dunque, dell'anteprima 2014 dall'amico Paolo di Verde Pisello (il negozio dei Trop Runner) e della casuale presenza dell'ultratrailer Mirko Mottin (atleta di punta del Verde Pisello Group) per saggiare dal vivo le qualità delle nuove Guide 7 di Saucony.
La casa di Lexington (Massachusetts - USA) vede nascere il proprio nome nel 1898; l'allora S.S.M.C. iniziò la sua attività lungo le rive del fiume Saucony. I nativi americani, che abitavano quella zona, coniarono questo nome che tradotto significa “Acque che corrono con leggerezza”; una frase appropriata vista la storia del marchio! Il logo Saucony, infatti, è composto da una piccola onda, detta in inglese “RIVER” (fiume).

Scarpa di punta della gamma Saucony, la Guide ha una storia importante e un nutrito gruppo di fedeli. Nel corso degli anni è stata premiata più volte dalla rivista Runner’s World e dall’IRRA(Independent Running Retailers Association). Quando è arrivato il momento di progettare la 7ma edizione delle Guide, Saucony sapeva di dover andare in profondità per migliorare i dettagli di una scarpa davvero già ottima.
Innanzitutto è aumentato il tempo che intercorre tra quando si è deciso di progettare il nuovo modello e quando la scarpa arriva sugli scaffali dei negozi di circa 6 mesi, per consentire test supplementari e più approfonditi. Inoltre dei test sul campo con runneri “veri” sono stati approntati e ogni feedback è stato preso in seria considerazione.
Nella nuova versione l’avampiede è più svasato permettendo di applicare l’impatto della falcata su un'area più ampia in punta. L’ipotesi di partenza era che i corridori avrebbero segnalato un maggior sostegno, in particolare durante le ultime fasi della falcata, rispetto ad un avampiede leggermente più stretto. Proprio attraverso questi test si è riusciti a convalidare questa teoria e a proseguire su questa strada per il resto della scarpa. Altri aggiornamenti includono una suola interamente riprogettata nella parte mediale, che migliora il supporto per i corridori con pronazione moderata.
Nella suola, scanalature più profonde e flessibili offrono una maggiore mobilità e una migliore mobilità delle dita del piede per una corsa più reattiva. Un altro importante aggiornamento è l'aggiunta della tecnologia di ammortizzazione PowerGrid, che sostituisce la precedente ProGrid, ed è il 15% più leggera e il 30% più resistente.
La Guide 7 sono il perfetto compagno di allenamento, fornendo sia la stabilità sia la flessibilità in un pacchetto sorprendentemente leggero.
Ci ho corso ancora poco (circa 20 Km.) e tra poco correrò con le mie nuove Guide una mezza, ma già noto importanti differenze rispetto al modello 6 che ho davvero consumato fino alla fine (circa 750 Km. Per il momento). Soprattutto la grande stabilità, nonostante sia un modello con un supporto anti-pronazione non troppo accentuato; in secondo luogo la calzata molto avvolgente, soprattutto nell’avampiede, e un’ottima fasciatura del tallone.

(di seguito la recensione Runner's World)
Aggiornamento di potenza e stabilità per la Guide, la scarpa che ha reso ancora più celebre Saucony nel mondo. Il brand di Boston ha lavorato sull’intersuola per dare un assetto più corsaiolo a un modello da allenamento. L’intera intersuola (drop 8mm.) è costruita con la nuova mescola Powergrid, più reattiva e duratura. Ridisegnata anche la suola, oggi più ampia nel mesopiede per consentire un appoggio più stabile.
L’effetto è evidente, anche se alle prime falcate la scarpa potrà sembrare meno flessibile. Il puntale è stato rialzato di 6 mm per rendere più rotonda la fase di spinta. Migliorata anche la flessibilità dell’avampiede grazie a intagli più profondi.
Consigliata come scarpa da allenamento e gara fino alla maratona per runners con appoggio in leggera e media pronazione. Adatta anche ai runners neutri di peso più alto o che necessitano di supporto durante le gare più lunghe, quando l’azione del piede diventa meno efficace).

15 maggio 2013

Diventa tester di Runner's World

Prova gratuitamente Polar RC3 GPS presso i punti vendita Smart Test. Se ti è piaciuto e lo hai acquistato, invia la tua recensione e diventa tester ufficiale di Runner’s World.
Le recensioni saranno valutate dalla redazione di Runner’s World. Gli autori dei 10 testi più convincenti riceveranno in regalo l’iscrizione alla Maratona di Roma 2014 e l’utilissimo Runner’s World Training Journal, oltre a veder pubblicata la loro recensione su Polar.com/it e Runnersworld.it.
Ma non finisce qui! Tra le 10 recensioni selezionate, la più tecnica diventerà un articolo pubblicato su Runner’s World di novembre 2013, firmato dal suo autore che si aggiudicherà anche un abbonamento annuale alla rivista.
Saranno valutate, a insindacabile giudizio della redazione, solo le recensioni inviate tra il 15 maggio e il 31 agosto 2013 a rw.polar@runnersworld.it, con in allegato lo scontrino d’acquisto leggibile (specificare nell’oggetto della e-mail “Test RC3 GPS”). Il testo non dovrà superare le 2.500 battute, spazi inclusi. Saranno scartate le recensioni senza i dati dell’autore: nome, cognome, indirizzo, telefono o e-mail.
Trova la lista completa dei punti vendita Smart Test su Polar.com/it

10 aprile 2013

Trop Test Brooks Ravenna 4

Inserite da Brooks nella linea “Guidance”, ovvero una linea a metà tra stabili e neutre, le Ravenna sono giunte alla quarta edizione con un discreto successo presso i runner.
Ho provato e successivamente acquistato il primo modello della serie e ho solo provato gli altri due; le mie attuali Mizuno Wave Elixir sono ormai arrivate al capolinea e sto cercando una scarpa da affiancare alle Saucony Guide. Viste le grosse novità rispetto al primo modello e il rapporto qualità/prezzo da sempre ottimale di Brooks ho deciso di dare un’ulteriore chance alle Ravenna.
Nei miei Trop Test ho analizzato i seguenti modelli:

Prime impressioni
Grazie alla collaborazione di Paolo Fossati del negozio Verde Pisello ho potuto calzare le Ravenna. Il look è tradizionale, un po’ come tutta la gamma Brooks; niente eccessi e fronzoli inutile. Quest’anno la colorazione è a base verde, con stringhe giallo fluo e dettagli neri. Non appariscente né il modello che altri runner si girano a guardare, ma una colorazio

ne sobria e poco appariscente. In mano si sente tutto il peso delle scarpe, nel senso buono del termine. Non sono certo dei pesi piuma, ma il peso è giusto e non sembra appesantire troppo.
Una volta calzate ho ritrovato il grande comfort Brooks; rispetto alla primissima serie si sente il soffice inserto in DNA (http://brooksrunning.eu/dna/it/index.php) che garantisce un appoggio soffice ma fermo. Buono lo spazio in punta, spazioso il giusto per le mie dita, e ottima la fasciatura del piede della tomaia.

Suola
La suola delle Ravenna 4 è sostanzialmente identica al modello precedente; costruita come una tradizionale scarpa stabile, all’intersuola troviamo la tecnologia proprietaria Brooks BioMoGo (http://brooksrunning.it/396122/1067/it/BIOMOGO.html) a doppia densità (nella parte interna centrale più rigida per correggere leggermente la pronazione).
Il tallone è diviso in due parti: una che si estende esternamente di lato e una che include il retro e la parte mediale interna. Quando il piede impatta il terreno, tende naturalmente a collassare sul lato interno, ma l’ammortizzatore previene tale movimento. L’inserto anti-pro
nazione completa il lavoro andando ad indirizzare il piede per una rullata più corretta.
Lo shank in material plastico che abbraccia la scarpa sotto la pianta è solido e sostanziale garantendo un’ottima stabilità torsionale. L’avampiede è altrettanto rigido, ma la forma verso l’alto della punta porta ad avanzare ulteriormente il piede contribuendo ad una falcate ampia.
Sono molto godibili e rispondono velocemente alle sollecitazioni, risultando più veloci di quello che in effetti sono.

Tomaia
Look a parte, la costruzione è abbastanza tradizionale, come detto, con la parte posteriore che abbraccia fermamente il tallone. Una banda fascia Il piede nella parte centrale per garantirne la stabilità.

Conclusioni
Mi sono davvero piaciute, un grosso passo avanti rispetto alla prima versione merito soprattutto della tecnologia DNA. Paragonate alle Elixir, le ho trovate molto più stabili e un pizzico meno estreme, quindi molto più sfruttabili e godibili. Per essere perfette avrebbero bisogno di un look meno austero e di una parte anteriore più ammortizzata.

22 agosto 2012

Trop test Trail: Mizuno Wave Ascend 7

La teoria vuole che la scarpa da trail perfetta sia al contempo agile, robusta, aderente sui terreni scivolosi, ma abbastanza rigida per proteggerci dai tratti con terreno duro. Le Mizuno Wave Ascend, giunte oggi alla settima versione, sono uno dei modelli preferiti dai trail runners che cercano una scarpa reattiva e versatile sui diversi tipi di terreno. Le nuove Ascend, infatti, racchiudono tecnologie performanti in “soli” 340 grammi (nel modello da uomo) o 280 grammi nella versione donna, garantendo una sensazione di leggerezza e agilità.
Ho avuto la possibilità di provare le nuove Ascend e per farlo ho scelto come banco di prova la montagnetta di S. Siro; classico percorso ricco di saliscendi che vede moltissimi runner meneghini allenarsi quotidianamente. Visto il periodo dell’anno e la presenza di Lucifero, non ho potuto testare altrettanto intensamente il grip sul bagnato, il massimo era rappresentato da una pozza d’acqua vicino ad un “drago verde” e non era il caso di riportare le scarpe eccessivamente conciate :)
La prima cosa che ho notato appena tirate fuori dalla scatola, è stata la curvatura accentuata della suola, con la punta notevolmente rivolta verso l'alto. Avendo già come compagne di allenamento un paio di Inspire “Osaka”, sono felice che Mizuno abbia intrapreso una svolta nelle colorazioni delle scarpe. Le Wave Ascend 7 sono abbastanza vistose, quanto basta per riconoscerle anche a distanza, ma non troppo da farti imbarazzare perché le calzi; almeno nella versione blu/giallo da me provata (simile, appunto, alle mie Inspire). C’è anche una versione più “sobria” con colore predominante il rosso.
Tornando al test, come dicevo è stato un pomeriggio afoso e il terreno era molto polveroso, tanto che non è stato facile concentrarsi sulle scarpe e le sensazioni che mi trasmettevano. In punta c’è spazio a sufficienza per il mio alluce pronunciato e l'allacciatura ha tenuto il piede in modo sicuro, senza vincolarlo eccessivamente, risultando confortevoli anche nei tratti in discesa. Il battistrada, ad una prima occhiata, non sembra molto “aggressivo”, tuttavia è risultato essere abbastanza aderente sia sull’erba sia sulla ghiaia.
Bassa e leggera offre comunque una buona protezione nei percorsi veloci: grazie alla tecnologia Mizuno Dynamotion Fit, infatti, si muove insieme al piede in tutto il ciclo di corsa rimanendo comoda e reattiva sulle superfici più irregolari. Inoltre il fan shape Wave dell'intersuola e la nuova mescola dell’intersuola Mizuno ap+ lavorano insieme per offrire un’ammortizzazione ideale sia se l'utilizzatore sceglie percorsi sterrati sia su strada.
In conclusione le Mizuno Wave Ascend 7 mantengono tutte le promesse e sono, a mio avviso, assolutamente da tenere in considerazione da chi vuole acquistare un paio di scarpe trail. Il prezzo di listino è di 120 Euro, ma nei negozi non è difficile trovarle anche intorno ai 100.
Greg Newman - Senior Designer per Running Footwear di Mizuno - ci racconta da dove nasce l'ispirazione per la Wave Ascend, ecco il video!

20 marzo 2012

IL MARATHON SPORT CENTER ALLA FIERA DELLO SPORT DI BRESCIA

Da venerdì 23 a domenica 25 marzo 2012 nella moderna cornice di Brixia Expo – Fiera di Brescia (Via Caprera n. 5) il Marathon Sport Center sarà a disposizione di tutti gli amici runners presso uno stand dedicato.
Venerdì dalle 11 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 19 i tecnici del centro effettueranno gratuitamente il Test di Valutazione Funzionale comprensivo di:
* Anamnesi Sportiva (storia fisica della persona);
* Test Antropometrico (BMI, valutazione della % di tessuto adiposo, massa magra, peso ideale);
* Test di Mader: test incrementale che rileva frequenza cardiaca e intensità di soglia aerobica-anaerobica. Permette di determinare capacità fisica, ritmi di allenamento e feedback sugli effetti dell’allenamento.

Per info e prenotazioni: Ufficio Marketing Marathon Sport Center tel. 030 9898006

18 ottobre 2011

Brooks Pure Cadence: less is more!


[english text to be posted soon]

Il Pure Project rappresenta l’approccio di Brooks al segmento running cosiddetto “minimalista”, che promuove un movimento di corsa il più naturale possibile cercando di imitare al massimo il naturale appoggio del piede nudo sul terreno.
Dopo l’arrivo delle prime scarpe (anche se definirle tali è difficile) minimal in tutto e per tutto, le Vibram FiveFingers, quasi tutte le aziende del settore si sono lanciate nel segmento con proposte molto variegate; Brooks è una delle aziende che meglio è riuscita, a mio avviso, a coniugare design e tecnologia con le caratteristiche base di questi modelli.
Brooks ha inserito nella gamma PureProject cinque caratteristiche salienti e comuni a tutti i modelli, vediamoli in dettaglio:
NavBand: si tratta di una banda elastica che abbraccia la tomaia fasciando il piede con l’obiettivo di garantire una calzata comoda e al contempo aderente per tutte le tipologie di piede. La sua elasticità dinamica offre esattamente il giusto grado di rinforzo e si adatta perfettamente alle forme e misure individuali del piede;
Toe Flex: una piccola scanalatura nella parte anteriore della scarpa permette all’alluce di muoversi indipendentemente dalle altre dita per una stabilità più naturale e un maggior comfort nella rullata;
BIOMOGO+DNA: la suola è realizzata in una mescola che fonde tra loro le due principali tecnologie di ammortizzamento di Brooks. In questo modo sono riusciti ad ottenere una scarpa molto reattiva, ma comunque protettiva e, grazie al Biomogo, anche attenta all’ambiente; la suola è più stretta e leggera rispetto ai modelli “classici”, ma il recupero di energia rimane invariato.
Anatomical Last: la forma della scarpa è disegnata per abbracciare letteralmente il piede adattandosi dolcemente a tutte le differenti tipologie di forma, pur garantendo stabilità e protezione. Le scarpe si adattano come un guanto e sostengono il piede in ogni sua parte. Questo consente di avere un feeling unico con il gesto tecnico rendendo la corsa davvero un’esperienza “naturale”;
IDEAL Heel: Il tallone arrotondato favorisce un appoggio naturale in quanto il contatto col terreno avviene principalmente sull’avampiede. Il baricentro si avvicina, così, al centro del corpo e il carico viene ridotto.
La gamma PureProject comprende diversi modelli, per andare incontro alle esigenze di tutti (o quasi) i runner. Si parte dalle Connect, le più “naturali”, poi ci sono le Flow, le Grit e le Cadence, che ho provato.
Le Cadence sono un ottimo compromesso tra il minimalismo e la necessità di un minimo di supporto e ammortizzazione. In questo modello l’intersuola è più alta rispetto al resto della gamma (18 mm. contro 14), ma viene mantenuto il differenziale con l’avampiede a 4 mm. Oltre alla succitata NavBand, nella suola è compreso un piccolo inserto in PDRB per compensare la tendenza alla pronazione.
Le Cadence pesano 270 gr. (misura 10.5 US), quindi non un modello eccessivamente leggero, ma comunque ben al di sotto della media delle A4 che solitamente acquisto (indicativamente ho “risparmiato” circa un etto).
La tomaia è sempre in mesh, molto traspirante, e in generale ho trovato immediatamente comoda la calzata. Dopo averle provate in negozio con una breve corsetta sia su ergometro sia su strada, mi sono deciso a dare a Brooks una chance e le ho acquistate.
Il primissimo test è avvenuto con una corsa lenta (5’10”/Km. di media) di 5 Km. sia su asfalto sia, per brevissimi tratti, su erba. Inizialmente i piedi mi sono sembrati assolutamente più leggeri e quasi ho dovuto abituarmi a correre con una scarpa così poco “presente”. Il mio dubbio principale consisteva nel fatto che il mio peso (73 Kg.) unito al ritmo molto lento potesse essere troppo per le mie articolazioni non più aiutate da scarpe molto ammortizzate; dopo averci preso confidenza, mi sono dovuto ricredere e la sgambata è trascorsa assolutamente in scioltezza, senza alcun genere di risentimento.
Effettivamente la rullata risulta essere molto più naturale, ricordandomi la corsa sulla battigia a piedi nudi; l’altra caratteristica cui mi sono dovuto abituare è la (relativa) minore protezione offerta. O, meglio, la scarpa “racchiude” il piede meno rispetto ad una A4 classica, un po’ come indossare per la prima volta un paio di jeans a vita bassa: ci si sente più nudi anche se in realtà non lo siamo. È stato un po’ come correre calzando solo la suola, tanto leggera e “impalpabile” risulta essere la tomaia. La suola ammortizza quanto basta, senza rendere eccessivamente secca la risposta sull’asfalto e riuscendo tuttavia ad essere efficace nella protezione da un terreno duro come l’asfalto. La falcata nel complesso è molto più efficace e mi è quasi sembrato di essermi stancato un po’ meno del solito; probabilmente un gesto tecnico più naturale e più efficace aiuta molto.
Prossimamente, col passare degli allenamenti, vi farò un ulteriore resoconto maggiormente dettagliato, per vedere come se la cavano con distanze superiori e, soprattutto, per capire se e come il mio corpo si è adattato alla novità.

15 novembre 2010

Trop Test: Hoka OneOne

Alla ricerca di una scarpa per il trail, mi sono fatto convincere a dare una chance ad una novità che, ne sono certo, farà molto parlare di se prossimamente.
“Now it is time to Hoka OneOne”: da questo slogan nasce Hoka OneOne, una novità nel mondo del trail running che merita uno sguardo più da vicino.
Nata dalla grande esperienza di Christophe Aubonnet, questa azienda francese si presenta al mercato con un concetto innovativo e di rottura sul passato. Il concetto di sensibilità del piede a contatto con lo sterrato viene completamente ribaltato: se preferite una mountain bike ammortizzata, perché dovreste preferire una scarpa meno ammortizzata di un'altra…? E' un proclama forse semplice, forse troppo, ma il concetto alla base di Hoka OneOne è proprio questo.
L'esperienza del gruppo di lavoro è talmente importante che non ci si può non aspettare che buoni risultati da questo nuovo progetto.
Le scarpe Hoka OneOne si differenziano per il profilo dell'intersuola e per la superficie enorme della pianta; sviluppata inizialmente per garantire performance di altissimo livello nella fase di discesa, il design particolare permette di avere un'ottima risposta anche durante la salita. Il peso ridotto, l'ammortizzazione extra offerta dalla particolare EVA utilizzata (quasi il 30% più soffice della media) e il design da 40 mm. della suola offrono un comfort impareggiabile all'atleta.
I primi feedback sono davvero incoraggianti: comodità a livelli massimi, buona risposta anche in salita, protezione totale ed estrema velocità lungo le discese. A mio avviso la calzata è stretta, simile a Nike per intenderci, e ammetto che la superficie extra della suola e lo spessore dell'intersuola richiedono un minimo di adattamento e di abitudine alla novità. Una volta messi a fuoco queste due caratteristiche e abituati alle differenti risposte, le Hoka OneOne rispondono in maniera precisa e ottimale in qualsiasi situazione.
Io ho testato il modello Mafate Low, che presenta una suola a costruzione a costruzione “rocker” in grado di assicurare un ottimo grip, adeguato comfort e, soprattutto, protezione; la sensazione è quasi quella di “volare” letteralmente sul terreno. Tenete presente che queste scarpe sono state sviluppate al fine di massimizzare l'efficienza muscolare attraverso la riduzione dello stress di muscoli e articolazioni indipendentemente dal terreno e dalla distanza percorsa.
L'intersuola presenta una trave elastica spessa circa 2,5 mm. e, una volta compressa, è in grado di restituire un ritorno immediato alla caviglia, aumentando in questo modo accelerazione e spinta e dando maggior fluidità alla rullata. La reattività è assicurata anche durante la fase della salita con un'ottima protezione ai talloni e alle caviglie.
Queste scarpe hanno il 50% di superficie d'appoggio in più e il 35% in più di tacchetti per il massimo grip. Volume di ammortizzazione superiore di 2,5 volte grazie all'utilizzo di un EVA più soffice. Il mix di questi due caratteristiche apporta anche un buon controllo su eventuali difetti d'appoggio. Proprietà ammortizzanti dell'intersuola aumentate del 30%, con un notevole beneficio riscontrabile ad ogni appoggio.
Il design da 40mm della suola consente alle Hoka di incorporare un profilo rocker di 13 cm. che rappresenta il 50% della lunghezza totale. Questa forma particolare assicura una risalita dinamica, fluida e senza sforzo, per transizioni veloci e naturali.
Il peso complessivo è abbastanza ridotto, la misura 10,5 US pesa 335 gr.

Di seguito l’intervista a Christophe Aubonnet, fondatore di Hoka OneOne, rilasciata a Outdoor Magazine (a cura di OSCAR POZZAN - n. 4/2010).

Un progetto giovane, originale ed ambizioso. Con un nome evocativo e con alle spalle “pezzi da 90” della sport industry, con esperienze maturate in aziende importanti, Salomon su tutte. Gli ingredienti per una storia da approfondire e raccontare con dovizia di particolari, come piace a noi di Outdoor Magazine, c’erano tutti. Per questo ospitiamo volentieri sulle nostre pagine questa esclusiva intervista a Christophe Aubonnet, in qualità di product manager di Hoka Shoes, marchio distribuito in Italia dalla società ABC Distribution di Alberto Penne: ex sales manager di Salomon Italia e grande appassionato di sport, tanto che la sua prima conoscenza con Christophe risale proprio alla finale mondiale della X-Adventure tenutasi ad Ottobre del 2000 in Sicilia. Nato a Bourg Saint Maurice 40 anni fa, Christophe è sempre stato un atleta di alto livello: pratica mtb, kayak e sci alpinismo e da giovane ha pure conquistato la Coppa Europa di sci alpino e vinto alcune gare internazionali di slalom kayak. Nell’ultimo decennio della sua vita, lavorativa e non, si è dedicato soprattutto al trail running, settore nel quale è molto conosciuto e che ha cominciato ad approcciare nel 2000, prendendo parte a eventi di adventure racing che comprendevano anche sezioni di running. Ha più volte conquistato il podio in Coppe Mondiali di Adventure Racing e diverse gare ultra-endurance tra le quali la Marathon Des Sables, l’UTMB,Diagonale Des Fous e il Pierramenta.

Continui tutt’ora a partecipare a gare di trail running?
Naturalmente continuo a prender parte a competizioni di trail running. Lo scorso febbraio sono arrivato quarto alla Coppa del Mondo di Adventure Racing in Ecuador. Tra maggio e giugno prenderò parte a gare internazionali in Francia e in Slovenia. In agosto parteciperò all’UTMB e a ottobre non mancherò all’Adventure Racing World Championship in Spagna.

Oltre che un atleta sei da molti anni anche product manager. Come hai cominciato?
Salomon è stata la mia prima azienda. Sono entrato a far parte del suo staff nel 1993, subito dopo il master in ingegneria meccanica. Fino al 1998 ho lavorato nel reparto R&D di sci alpino racing. Dopodiché sono passato alla divisione footwear dove ho lavorato per sei anni in qualità di product developer. Ho sviluppato alcuni progetti su scarpe da trekking, da montagna e da skate.

Sei anche uno dei padri dei modelli che hanno reso famosa l’azienda nel trail running, dalla Xa-Pro alla Speed Cross. Quando ha preso il via il progetto dedicato a questa attività?
Abbiamo iniziato nel 1999 con lo sviluppo di modelli da raid race, super raid e raid sport. Ho effettivamente avuto l’opportunità di far parte del team Salomon che ha dato vita a questa grande avventura nelle calzature da trail running, che rappresentavano una nuova esperienza per l’azienda. Il successo che hanno riscontrato è stato incredibile. Per questa categoria ho poi gestito il marketing prodotto dal 2004. La mia collaborazione con l’azienda si è protratta fino alla fine del 2008.

Cosa ricordi con più piacere degli anni nei quali hai lavorato per Salomon?
La sensazione di essere dei pionieri in qualcosa in cui credevamo profondamente. E l’enorme impegno profuso nel tentativo di dimostrare alla gente (lo staff interno, quello delle filiali, i retailer, i magazine e i clienti) l’enorme potenziale del trail running nonostante il generale scetticismo.

Da atleta e product manager, quali sono i tre marchi nel settore trail running che ammiri di più a livello mondiale?
In primis ASICS per l’impegno globale nel running. Poi Inov8 per il suo essere core. E, naturalmente, Salomon, non solo perché è parte della mia storia ma anche perché è uno dei brand che contribuiscono a rendere il trail running così “attraente”.

Veniamo al tuo presente e quindi ad Hoka Shoes. È vero che la prima idea nacque attorno al 2000 sui versanti dell’Etna?
È vero! Nel novembre del 2000 eravamo in Sicilia per un’adventure race sui pendii dell’Etna. Qui abbiamo incontrato persone che ci hanno trasmesso i valori di uno stile di vita autentico: vitalità, autenticità, emozioni, adrenalina, una discesa molto veloce e una risalita carica di ispirazione. Durante questo fantastico viaggio un atleta neozelandese ha esordito con “Now it is time to Hoka Oneone”, intendendo letteralmente “È tempo di volare giù per il versante come se avessimo gli sci ai piedi, se stessimo facendo parapendio o se fossimo su una tavola da surf”. Questa filosofia, semplice e al contempo carica di significato, ci ha molto colpito. Così abbiamo iniziato a immaginare un prodotto da trail running rivoluzionario, che avrebbe potuto rendere reale l’immagine suggerita da quella frase.

Perchè avete aspettato 10 anni prima di lanciare ufficialmente il marchio sul mercato?
È come per i sogni che ognuno di noi ha in mente. Li abbiamo stampati nella memoria e periodicamente capita di ricordarli. Finché un giorno qualcosa cambia e pensiamo sia tempo di realizzarli.

Chi c’è dietro a questo progetto e quali sono i vari ruoli?
Innanzitutto i tre racer che quel giorno in Sicilia hanno avuto l’intuizione alla base del progetto: Jean-Luc Diard, Nicolas Mermoud ed il sottoscritto. I primi due sono i titolari dell’azienda e hanno gestito tutti i passaggi che hanno reso possibile la nascita del brand. Io mi occupo dei concetti (R&D, prototipi e test) e contribuisco a mantenere vivo il marchio. Poi ci sono molte altre persone che si sono unite a noi in questa avventura. In particolare la struttura europea coinvolge Guillaume Diard (figlio di Jean-Luc), che segue il marketing, e Fred Moreau, supervisore della struttura commerciale. Ad essi si aggiunge Alberto Penne che, tramite la sua società ABC Distribution, distribuisce il marchio in Italia. Tale “missione” viene svolta grazie a una rete agenti composta da sette persone. Tutti i nostri collaboratori hanno alle spalle molti anni di esperienza nei propri ambiti. E questo dimostra il potenziale successo che può raggiungere il brand.

Il concetto generale è quindi quello di valorizzare e facilitare anche nel trail running la fase della discesa. In che modo?
La fase di discesa è una delle più critiche nel trail running perché richiede più fatica, c’è il rischio di infortuni e sono necessarie calzature con grande grip e supporto alle articolazioni. Siamo riusciti ad ottenere un livello di ammortizzazione e comfort senza eguali, con ovvi benefici. Che consentono al runner di “volare” giù per il versante in maniera più rilassata e dunque di risparmiare fatica proteggendo al contempo muscoli e articolazioni.

Cosa è esattamente il concetto Hubbles?
È l’unione di una specifica geometria e di un mix materiali unico nel suo genere. La geometria assicura una rullata semplice e incredibile. Mentre l’Eva, unito alla gomma e ai tasselli, garantisce ammortizzazione e comfort.

Come siete riusciti a mantenere anche una notevole leggerezza nonostante le dimensioni maggiori rispetto alle altre calzature da trail running?
L’intersuola non è solo sotto il piede ma lo avvolge tutto intorno, quindi gran parte della stabilità e della protezione deriva da questo Eva 3D. Di conseguenza non è necessario aggiungere parti sintetiche in PU intorno alla scarpa, parafanghi o rinforzi come avviene su modelli da trail running tradizionali. La tomaia fornisce tenuta e non presenta alcun extra, risultando così minimalista. Per questo la calzatura finale pesa il 15% in meno rispetto alle altre scarpe dedicate alla disciplina.

Sul resto della calzatura vi sono altri particolari accorgimenti tecnici?

La parte inferiore della scarpa è unita a quella superiore, all’intersula e alla suola, che si presenta con una mescola ad elevata trazione. Essa è inoltre caratterizzata da tasselli specifici che ottimizzano il grip in ogni condizione.

Quanto è durata la fase di test preliminare?
Grazie agli esperti dei diversi team che lavorano in Hoka, abbiamo ridotto di molto la fase di test. In pratica abbiamo impiegato un terzo del tempo di cui necessitavamo nelle nostre precedenti esperienze. “Più rapidi al mercato” è uno dei principali punti di forza delle piccole società.

Dove sono stati effettuati i test?
Ne abbiamo realizzati molti nei pressi del nostro campo base di Annecy, in Francia. Una zona caratterizzata da sentieri montani, percorsi vari, tracciati bike intorno al lago. Inoltre nel raggio di 100 km vengono organizzati importanti eventi di trail running come l’Annecimes, l’UTMB e il Nivollet-Revard. I nostri atleti hanno poi condotto importanti test in isole vulcaniche (Corsica e Reunion) e in occasione di molte gare alle quali hanno partecipato.

Nel confronto da voi effettuato con le altre calzature da trail running cosa avete evidenziato?
In due parole, le Hoka assicurano comfort e rullata oltre a facilità d’uso.

Quali sono stati i marchi messi a confronto con le Hoka?
Senza fare nomi, abbiamo confrontato con le Hoka tutti i principali brand da trail running presenti oggi sul mercato, incluso qualche interessante modello singolo. Abbiamo anche considerato alcune calzature altamente ammortizzanti del segmento road running. Sicuramente con una suola di questo genere la fase della discesa è facilitata.

Ma non si rischia di penalizzare l’atleta nella fase della salita?
Questo era un altro aspetto della nostra sfida, ovvero mantenere un’elevata reattività nella corsa in salita. Sulla base dei feedback raccolti dai nostri tester, direi che abbiamo centrato nel segno.

Un’altra obiezione potrebbe essere quella di avere una minor sensibilità con il terreno. Cosa ne pensi?
Sono d’accordo. Queste scarpe modificano la tradizionale sensibilità che si ha con il terreno. Ma prendiamo l’esempio di una mountain bike con sospensioni. Il comfort e l’ammortizzazione di urti assicurano sensazioni migliori rispetto a quelle che si ottengono con una mountain bike senza sospensioni, no?

Se non sbaglio il lancio ufficiale al mercato è avvenuto allo scorso Ispo di Monaco. Quali sono stati i feedback? Notate da parte di qualcuno anche un iniziale scetticismo per questo concetto così diverso?
I feedback sono estremamente positivi. La maggior parte delle persone ha colto l’innovazione e i benefici insiti in queste calzature. Ovviamente alcuni rimangono scettici per il loro volume, il loro look e la rottura che rappresentano con la tradizione. E rispetto coloro che hanno bisogno di più tempo per abituarsi all’idea. Chiederanno pareri ai primi che utilizzeranno le Hoka in gara e il passaparola farà il suo corso.

In quanti paesi è oggi presente Hoka Shoes?
I più grandi mercati europei sono Italia, Francia,Regno Unito, Germania e Austria. Tutti in procinto di partire con la loro prima stagione. Molti altri verranno in seguito. […]

In qualche gara ufficiale qualche atleta ha già utilizzato le Hoka?
Sì, Ludovic Pommeret. Lo scorso ottobre è arrivato secondo a La Diagonale Des Fous (163 km per 9.300 m di dislivello positivo). È uno dei più forti corridori francesi e nell’ultimo anno non ha mai mancato un podio. A gennaio è arrivato secondo alla White Trail sulla neve di Serre-Chevalier. Ha poi vinto un’altra gara due settimane dopo e ha conquistato il secondo posto alla Trail du Ventoux, campionato francese non ufficiale di apertura della stagione.

A proposito di atleti, da chi è composto il vostro team?
Oltre a Ludovic Pommeret, possiamo contare su Pascal Giguet, Pascal Parny (Isole de la Reunion), Maud Combarieux (Isole de la Reunion e Nicolas Mermoud (terzo classificato all’UTMB del 2007).

Oltre che attraverso gli atleti, in chemodo intendete far conoscere il vostro brand?
Nella fase di lancio è fondamentale investire sui test. Abbiamo intenzione di creare un buon parco di calzature da far testare a chiunque sia interessato. Questo avrà un impatto migliore di tonnellate di “chiacchiere”.

Con quali canali siete presenti sul web?
Abbiamo un sito ufficiale e siamo presenti su molti blog, soprattutto di runner, che stanno già discutendo sui nostri modelli. […]

Avete in programma di proporre anche accessori da trail running, come abbigliamento o zaini?
Abbiamo dei piani in queste direzioni ma, come ho detto prima, passo dopo passo…

La vostra mission è quella di rimanere un marchio molto tecnico e legato al trail running o prevedete in futuro di allargare la vostra gamma?
Vorrei proprio avere una risposta a questa domanda! Posso solo dire che siamo molto ambiziosi ma, al contempo, non abbiamo alcuna fretta.

Presenterete già dei nuovi modelli alla prossima fiera OutDoor di Friedrichshafen?
Il brand e il concetto a lui associato sono stati presentati in pre-lancio all’Ispo di febbraio. La fiera OutDoor di Friedrichshafen sarà il palcoscenico ideale per far conoscere la nostra proposta a tutti gli attori del mercato.

Sinceramente, credi che Hoka possa avere grandi margini di crescita imponendo al mercato una nuova tipologia di prodotto?
Ho preso parte alle rivoluzioni rappresentate da Snowblade (1996), dagli sci più corti nelle gare di slalom (1998), dalle calzature da corsa adattate alla montagna (2000, con la proposta trail running di Salomon). Altre rotture si sono verificate nel tennis (con racchette oversize nel 1980/85), nel golf (con driver oversize negli anni ’90) e nella mountain bike (con bici e sospensioni oversize negli anni 2000). Oggi, credo fortemente in questa nuova rottura.

9 novembre 2010

Anteprima 2011: Brooks Adrenaline GTS 11

1Anche quest’anno le Brooks Adrenaline GTS, giunte all’undicesima edizione e modello più venduto della casa statunitense, hanno vinto il premio “Best Update” (Migliore aggiornamento) della rivista Runner’s World, come lo scorso anno accadde per il modello del decennale. Con questo nuovo modello Brooks ha cercato di mantenere quanto di buono e apprezzato era presente nella precedente versione sfruttando ed accentuando ogni dettaglio.
La novità più eclatante è l’inserimento della tecnologia DNA nel tallone e nell’avampiede che si adattano ad ogni falcata garantendo ammortizzazione e prontezza di risposta. Abbiamo migliorato ulteriormente anche la tecnologia “Pod Tech” per un appoggio e un passo ottimali. Infine, è stata aggiunta un’allacciatura “stretch”, cioè estensibile, che si adatta alla calzata del piede.
Nel numero di dicembre di RW (edizione USA - in edicola dal 9 novembre) c’è scritto proprio che “Brooks ha introdotto numerosi miglioramenti a questa scarpa stabile leggera, aggiungendo una conchiglia al tallone per mantenere bene ferma la parte posteriore del piede e più gel nell’intersuola per ammortizzare gli impatti”. I tester della rivista hanno notato che “la scarpa ha un ottima calzata del tallone, una falcata morbida e un supporto eccezionale dell’arco plantare” e “il comfort durante la fase di appoggio è elevato”. Runner’s World ha anche richiamato l’utilizzo dei passanti in tessuto elasticizzato, constatando che permettono una calzabilità migliorata.
“Con ogni nuova edizione della Adrenaline GTS, ci impegniamo a migliorare e innovare rispetto al modello precedente, pur mantenendo la calzata, la sensibilità e la falcata tipiche dell’Adrenaline”, ha detto Jim Weber (Presidente e AD di Brooks). “Vincere il “Best Update” sia per la decima sia per l’undicesima edizione prova che continuiamo a dare ai podisti ciò che vogliono e di cui hanno bisogno in una scarpa performante”.
Ma vediamo in dettaglio cos’è la tecnologia DNA, introdotta per la prima volta nella gamma Adrenaline da questo modello e già presente nella versione attuale della Glycerin. Come dice Brooks, “ogni corridore è diverso da tutti gli altri. Il nostro DNA ci rende unici.” Finora tutti i sistemi ammortizzanti delle moderne scarpe sportive erano costruiti per corridori di media statura. I corridori più alti e più veloci dovevano adattarsi a scarpe spesso troppo morbide, mentre i più bassi e più lenti le percepivano, invece, come troppo dure.
Dato che i corridori nella media sono una minoranza rispetto al resto, la maggior parte dei podisti utilizza scarpe con un’ammortizzazione che non è veramente adatta a loro. Con la tecnologia DNA Brooks ha sviluppato un sistema ammortizzante capace di adattarsi alle esigenze di tutti i corridori e che offre sempre l’equilibrio perfetto tra ammortizzazione e recupero dell’energia.
Il materiale di cui è composto non è un materiale rigido, bensì una sostanza liquida dall’alta densità, che a livello molecolare si comporta come milioni di piccole molle. La rivoluzionaria tecnologia ammortizzante DNA si adatta immediatamente alla biomeccanica, alla velocità e al peso specifici di ogni corridore.
La nuova tecnologia ammortizzante beneficia di un ottimale recupero dell’energia. Con i materiali tradizionalmente usati per le suole, il recupero dell’energia diminuisce all’aumentare della forza d’urto. Per questo molte scarpe danno a un certo punto la sensazione di essere diventate ”piatte”. Con Brooks succede esattamente il contrario. Con la tecnologia DNA l’aumento della forza d’urto fa aumentare anche il recupero dell’energia.
Per disegnare la speciale forma degli elementi DNA, Brooks ha analizzato in modo molto approfondito numerosi corridori e stili di corsa. Così Brooks ha studiato e capito dov’è maggiore il carico di compressione sulla suola ed ha collocato proprio in questi punti gli elementi DNA. 
Il nuovo modello Adrenaline GTS 11 sarà nei negozi a partire da gennaio 2011 in 3 varianti di colore: bianco/blu, bianco/rosso e nero; potete trovare tutte le informazioni sul sito ufficiale Brooks dove potete anche iscrivervi alla newsletter per rimanere sempre aggiornati.

27 ottobre 2010

Piaggio MP3 300 HYBRID LT ie

Grazie ai test drive offerti da Piaggio ho avuto modo di provare il nuovo scooter Piaggio MP3 HYS (acronimo per HYbrid Scooter) caratterizzato dal motore termico “tradizionale” abbinato due motori elettrici. L’alimentazione dei motori elettrici è affidata a batterie al litio, che si possono ricaricare in una comune presa di corrente.
Avendo provato in precedenza anche il modello non ibrido, cercherò anche di fare un paragone tra i due veicoli. Una volta saliti in sella, si deve selezionare una delle quattro modalità di utilizzo, ovvero Hybrid Charge, Hybrid Power, Electric e Electric R. Nelle prime due il motore termico funziona insieme all’elettrico per un’ottimale gestione di consumi e potenza. La modalità Charge, invece, sfrutta maggiormente il motore tradizionale per ricaricare le batterie; la modalità Electric, come dice il nome stesso, utilizza solamente il motore elettrico dotato di un’autonomia complessiva di circa 20 Km. (con velocità massima autolimitata a 30 Km/h). la modalità Electric R è la retromarcia, che blocca il quadrilatero anteriore e consente una velocità massima di 3 Km orari.
In modalità Hybrid Power la partenza ha come una piccola pausa, quasi come ci fosse un vuoto di potenza, ma ci vuole un istante perché arrivi la spinta dell’elettrico a dare manforte al motore termico. Tuttavia le prestazioni sono paragonabili a quelle del fratello maggiore da 400 cc. Con una vera goduria di chi guida.
In decelerazione si avverte molto l’effetto del freno motore, in realtà si tratta dell’inverter che recupera energia quando si rallenta. Passo alla modalità Hybrid Charge in moto ed ecco che il motore termico si anima accelerando in maniera pronta e sensibile. Credevo che la ricarica delle batterie diminuisse le prestazioni complessiva, ma mi devo proprio ricredere. In modalità Electric lo spunto risulta paragonabile a quello di un cinquantino.
L’MP3 HYS grazie al supporto del motore elettrico, limita molto i consumi, praticamente dimezzati rispetto al 300 “tradizionale”; inoltre l’elettronica di bordo garantisce un altrettanto valido supporto in tutte le fasi dell’erogazione, coadiuvata dal sistema Ride-by-Wire (come sulle moto da gara) che rendono la manopola dell’acceleratore scorrevole e morbidissima con una sensazione di risposta molto più immediata del sistema tradizionale a cavo. La carreggiata anteriore è stata (finalmente) aumentata a 465 mm. rendendo possibile l’accesso anche a tangenziali e autostrade con la sola patente auto.
Veniamo ora alle note dolenti. Dovendo trovare un posto per le batterie, non potevano che finire nel sottosella (dove trova spazio anche il cavo per l'alimentazione). Questo elimina di fatto il 90% dello spazio a disposizione, lasciando libero solo il minuscolo vano posteriore nel quale entra a fatica) un casco jet.
I dati tecnici dicono che l’MP3 HYS eroga 25 CV per 27,5 Nm di coppia a 6500 giri. In conclusione, col 300 cc. ibrido l'MP3 trova la quadratura del cerchio: immutata, ovviamente, l’estrema di stabilità e sicurezza che sono una delle caratteristiche peculiari dell'MP3, cui si aggiungono consumi davvero da primato. La versione Hybrid 300 è già in vendita alla modica cifra di 7.990 Euro, assolutamente non economica… chi può usufruire degli incentivi statali, tuttavia, potrebbe fare davvero un ottimo affare riuscendo a spuntare circa 2000 Euro di sconto sul listino. Il 300 LT è disponibile solo nella colorazione bianco perla con sella bicolore blu e nera.
In sostanza lo consiglio a chi deve fare buona parte del tragitto casa-lavoro in strade urbane o extraurbane (tipo tangenziali), ma non ha grosse necessità per il carico (niente 24ore sotto la sella, meglio uno zaino) a meno di non montare il bauletto che, però, limita l’apertura del vano posteriore rendendolo di fatto inaccessibile.









Il vano posteriore con lo spinotto per la ricarica

Il quadro strumenti, con gli indicatori di carica